Giorgia Filiossi: una modenese maestra di grafologia
Professione grafologa. La modenese Giorgia Filiossi spiega la sua affascinante professione: «In ogni lettera esprimiamo idee, sentimenti ed emozioni»
MODENA. “Dimmi come scrivi è ti dirò chi sei”. Sembra uno slogan pubblicitario. E a volte, si sa, la pubblicità può anche ingannare. Per questo la scrittura va studiata. E c’è chi lo fa di mestiere. Ogni segno che noi compiamo quando impugniamo una penna passa inevitabilmente prima dal nostro cervello e nasconde, o evidenzia a seconda di chi lo leggerà, un aspetto del nostro carattere, del nostro “io”, del nostro essere in quel momento.
Giorgia Filiossi, modenese, è grafologa giudiziaria, dell’età evolutiva e rieducatrice della scrittura. Per capire meglio questo concetto ci spiega che la scrittura può essere paragonata a un encefalogramma che rivela lo stato e i cambiamenti che avvengono in noi.
Dottoressa Filiossi, davvero riuscite a cogliere i tratti principali di chi vi sta di fronte guardando un foglio di carta scritto a mano dalla stessa persona?
«Certo, la scrittura è un qualcosa che evolve con noi, che ci segue nella nostra vita, nel nostro percorso, nella nostra storia, che si impregna del nostro vissuto. Nel tracciare le singole lettere lo scrivente esprime tutto ciò che è, l’idea che ha delle cose, come si sente, come vive gli altri».
Quali sono i principali campi di applicazione della grafologia?
«Teoricamente non è precluso all’osservazione grafologica nessun ambito in cui la personalità umana può esprimersi anche se, di fatto, i contributi prevalenti riguardano il settore giudiziario, il campo educativo e didattico, che è in forte crescita a causa dell’incremento delle difficoltà nella scrittura manifestate da bambini e ragazzi, e l’orientamento scolastico e professionale».
E per gli adulti?
«Se l’apprendimento della scrittura manuale funzionale è fondamentale per i bambini anche per gli adulti ha implicazioni specifiche positive. Scrivere in stampatello, scrivere in corsivo e digitare su una tastiera sono modalità associate con schemi cerebrali distinti e separati. Scrivere a mano libera permette di scrivere più parole e più rapidamente di quanto si faccia su una tastiera, è una espressione di più idee. Prendere appunti a mano rispetto a quando si digita su una tastiera migliora l’elaborazione dei contenuti, fissa meglio i concetti, nello studio come nel lavoro».
Scrivere a mano ma in che modo?
«Le modalità di scrittura manuale sono varie. La scrittura in corsivo ha specificità che la rendono unica. Il collegamento tra le lettere consente di lasciare correre il gesto grafico riducendo le interruzioni e la scrittura risulta più veloce dello stampato maiuscolo, che invece presenta stacchi che non favoriscono la distensione e la velocità, il pensiero consequenziale e organizzato. È l’unica modalità che consente di lasciare un’impronta unica e originale di sé, non a caso si firma in corsivo».
Quand’è che una scrittura è problematica e necessita di intervento?
«In ambito rieducativo si parla di difficoltà del gesto grafico quando la scrittura è illeggibile o scarsamente leggibile, quando è lenta e poco fluida, quando è faticosa e provoca tensioni e dolori allo scrivente. Non sempre è evidente: la difficile leggibilità della scrittura è l’aspetto che balza subito agli occhi. Ma ci sono grafie lente o prodotte con gesto rigido che provoca dolore, che ci parlano comunque di una difficoltà».
Come viene analizzata la scrittura per capire se esistono delle difficoltà?
«Innanzitutto non ci si limita a studiare solo la scrittura ma tutta la produzione grafica, anche i disegni, gli scarabocchi. Essa ci fornisce importanti indicazioni sui bambini, sulla loro modalità di apprendimento, sugli aspetti cognitivi, sugli aspetti relazionali. È fondamentale analizzare la produzione grafica sia in senso longitudinale che trasversale, percorrendo la storia di quella persona per capire se è una difficoltà transitoria o costante. Esistono poi degli indicatori quali la gestione dello spazio, le forme, il movimento, il tratto che ci informano sulla presenza o meno di aspetti disfunzionali».
Ha parlato di difficoltà transitorie e durature.
«Succede spesso di trovarsi di fronte a scritture difficili, poco chiare e leggibili. Si tratta di segnali di allarme che talvolta si limitano a indicare passaggi cruciali ma fisiologici all’interno della crescita personale durante l’età evolutiva, in particolare durante l’adolescenza. Esistono difficoltà non transitorie, costanti nello strutturare e condurre in maniera funzionale il gesto grafico».
Una volta individuato il problema entra in gioco la rieducazione? Cosa viene fatto concretamente?
«Il grafologo rieducatore della scrittura non si limita a intervenire sulla meccanica della scrittura ma agisce su più fronti: innanzitutto il primo obiettivo è pedagogico, si lavora sull’empatia, sulla comprensione delle potenzialità e delle debolezze per promuovere un processo di consapevolezza e di autocambiamento».
Dopodiché, come si svolge la rieducazione?
«Si programmano incontri individuali mirati alle esigenze specifiche che prevedono da una parte un potenziamento delle abilità di base deboli e dall’altra attività diversificate di natura pittografica, scrittografica».
Quando è meglio intervenire?
«L’età ideale sarebbe tra la seconda e la terza elementare per evitate che i gesti scorretti siano automatizzati, ma non ci sono limiti di età».
Qual è il primo obiettivo che vi date?
«Alla base di tutto c’è la necessità di riconciliare i bambini con la scrittura, rendendola un’attività piacevole, non faticosa, diminuendo le tensioni dei gesti e favorendone il rilassamento».
In conclusione, un mito ce lo può sfatare? È vero che i mancini scrivono peggio?
«I mancini hanno maggiori difficoltà oggettive nella grafia perché il nostro modello di scrittura va da sinistra a destra con movimento di trascinamento della penna, mentre per il mancino è di spinta. La mano del destrimane si allontana dal corpo, quella del mancino si avvicina sempre di più al corpo frenando la progressione. Ma non è detto, e comunque anche in questi casi con alcuni accorgimenti e indicazioni si può migliorare».
@dvdberti
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