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La ’Ndrangheta in Emilia: scoperto un altro tesoro

La ’Ndrangheta in Emilia: scoperto un altro tesoro

I militari modenesi hanno messo i sigilli anche ad un maxi agriturismo di Crotone Scovati i beni dei manager collusi e intestati a prestanome per evitare i sequestri

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Nuovi arresti legati a Aemilia. Ieri mattina con un’operazione condotta in Emilia-Romagna, Calabria e Veneto, i carabinieri del comando provinciale di Modena, in sinergia con i militari del comando della Guardia di finanza di Cremona, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare e un decreto di sequestro preventivo nei confronti di 12 indagati, cinque dei quali già in carcere perché considerati vertici dell’organizzazione alla base dell’inchiesta sulla ’Ndrangheta in regione, e di sei società di capitali.

I sequestri di beni eseguiti in mattinata da carabinieri e da Guardia di Finanza ammontano ad oltre venti milioni di euro.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Bologna su richiesta della Dda locale: la nuova ordinanza del Giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi va a colpire imprenditori e commercialisti.

Si tratta di figure già quasi tutte coinvolte nei precedenti filoni e che rispondono di intestazione fittizia e trasferimento fraudolento di beni, con l’aggravante di aver agito per agevolare un’associazione di tipo mafioso.

Quella messa in atto ieri mattina è una nuova tranche dell’operazione Aemilia (il 28 gennaio dello scorso anno ci furono 117 arresti, oggi sono 224 le persone rinviate a giudizio o col processo in abbreviato in corso, fino a cinquecento milioni i sequestri complessivi).

L’operazione scaturisce dagli approfondimenti investigativi nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Giglio e dei fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, già arrestati nel corso delle precedenti tranche ed attualmente imputati al processo Aemilia.

Le indagini, che continuano il filone dei sequestri di beni e punta ad affossare il potere economico della consorteria, hanno consentito di accertare che gli indagati, fino alla primavera del 2015, «hanno eluso le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione per salvaguardare i patrimoni di provenienza illecita di cui gli stessi sono titolari occulti».

Il tutto «rendendosi responsabili del trasferimento fraudolento di beni mobili ed immobili, mezzi e quote societarie, intestandole fittiziamente a prestanome, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività della associazione di stampo mafioso di appartenenza».

In questo contesto è emerso anche il ruolo di “compiacenti professionisti”, tra i quali il commercialista crotonese Donato Agostino Clausi, già arrestato nel gennaio 2015 ed oggi nuovamente destinatario di provvedimento cautelare. Era lui a curare gli affari di Giglio e a provvedere ad elaborare gli incartamenti per i trasferimenti fittizi. Tra i beni sequestrati, oltre che alcune società con sede nelle province di Crotone, Parma, Vicenza e Verona, figura un agriturismo del Crotonese, del valore di diversi milioni di euro, gestito da Francesco Giglio, sottoposto ieri agli arresti domiciliari e padre di Giuseppe, detto “Pino”, attualmente recluso in regime di 41 Bis. Al centro degli accertamenti anche un’azienda agricola.

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