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San Felice: Silvestri cambia versione ma resta sindaco

San Felice: Silvestri cambia versione ma resta sindaco

La maggioranza lo salva dopo le nuove spiegazioni sul caso Aemilia e la mancata costituzione di parte civile. E spunta pure Scilipoti

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SAN FELICE. Mancava giusto Scilipoti. Nel consiglio comunale dove si doveva discutere della mancata costituzione di parte civile al processo Aemilia, e delle dichiarazioni infondate del sindaco che aveva garantito il contrario, è stato riesumato anche il noto medico politico siciliano. Perchè purtroppo una serata su un tema così delicato (infiltrazioni della ’Ndrangheta e discusso comportamento dell’amministrazione di San Felice), si è tradotta in una resa dei conti - vecchi conti - tra il consigliere della lista civica Matteo Casari, già esponente dell’Idv e già assessore, e i suoi vecchi alleati del Pd, sindaco Alberto Silvestri e vicesindaco Giovanni Giovanelli in testa. I quali non gli hanno certo perdonato di avere cofirmato la mozione su Aemilia e dintorni, per chiedere un passo indietro del sindaco, la nomina di un nuovo legale ed incontri pubblici per parlare di legalità.

Dialogo tra sordi. Ne sono scaturite due ore di dibattito, fatte di discorsi precotti (una specie di dialogo tra sordi) via via degenerati all’indietro. Fino all’esplosione atomica - o acomica- sul pittoresco politico. In relazione al quale Casari oggi ha dunque la colpa di averlo portato all’epoca a San Felice, o di averne imitato il trasformismo. Il tutto in un minestrone panpolitico che ha destato perplessità tra quanti - almeno un centinaio - erano accorsi per avere risposte chiare su una vicenda precisa e attuale. Al punto che, in molti di quei cento ci hanno capito davvero poco. Anche perchè - va detto - la materia è piuttosto tecnica, e, senza avere letto e compreso gli atti processuali, non si può vedere facilmente il valore o il disvalore di certe scelte.

Versione modificata. Detto questo, una qualche risposta vera è arrivata in apertura, quando il sindaco ha fornito una nuova versione sulla mancata costituzione al processo Aemilia. Fino a giovedì infatti, sulla base dei comunicati e al consiglio, il Comune era costituito ad Aemilia, era stato consegnato il verbale di costituzione, minoranze e giornali avevano pubblicato notizie false, destituite di fondamento, e il Comune era costituito con l’avvocato Mariani. Giovedì sera invece il sindaco Silvestri, leggendo anche lui un discorso preparato a tavolino, ha detto cose assolutamente nuove, spiegando il suo perchè - a differenza di tutti gli altri, il Comune di San Felice e l’Area Nord non si sono presentati all’apertura dell’udienza preliminare, di Aemilia, il 28 ottobre 2015. «Si riteneva di poterlo fare - ha detto stavolta - fino al termine dell’udienza preliminare, con l’assistenza di professionisti diversi dall’avvocato Mariani, il quale aveva segnalato di essere stato chiamato a codifendere un imputato del processo...».

Ora si costituirà. Silvestri, poi ha garantito l’intenzione del Comune di costituirsi al dibattimento che si aprirà il 23 marzo: «Non sono un giurista ma neanche un bugiardo», ha pure incalzato, con riferimento all’altra e altrettanto tardiva costituzione di parte civile del 9 novembre al - ben diverso - processo di Modena, contro alcuni casi di inquinamento della ditta Bianchini. Giustificazioni per la verità un po’ imprecise. Ad esempio il sindaco ha parlato di udienza preliminare, che in quel processo (considerato minore dalla legge), non era neppure prevista.

Offese sessiste. Nel dibattito, il centrodestra (Sanfeliciani per ReAgire) con toni decisi ha stigmatizzato le bugie raccontate su Aemilia. È finita che la capogruppo Lorenza Borsari è stata oggetto di una battuta infelice, che lei stessa ha definito “gravemente sessista”, annunciando un reclamo.

Matteo Casari (San Felice in Movimento) nella conclusione ha ribadito le richieste del suo gruppo (tra cui le dimissioni, un incarico al nuovo e condiviso legale). Tutte respinte nei discorsi del vicesindaco Giovanelli che ha definito l’attuale giunta come «argine della legalità», mentre il sindaco ha incalzato parlando di «legalità e trasparenza» della Giunta, definendo «marginali» i casi relativi alle inchieste (per falso, abuso d’ufficio e abuso edilizio) che hanno interessato di recente lui e il capo ufficio tecnico. La maggioranza, con un inusuale ma cameratesco e rincuorante appello nome per nome, ha infine respinto la mozione: 11 voti contro 4.

Alberto Setti

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