Trivellazioni, Modena in testa tra le province più “bucate”
Sono otto le concessioni per la ricerca di idrocarburi che comprendono lo scavo del pozzo, lo sviluppo e la produzione. Tra i comuni coinvolti Sassuolo, Vignola, Novi, Montese, Mirandola
Trivella sì o trivella no? Le polemiche nel nostro paese si sprecano tanto che, raccontava l'Espresso pochi giorni fa, i comitati “no triv” e una decina di regioni italiane nei mesi scorsi protestavano chiedendo di vietare in alcuni casi le perforazioni del suolo.
Richieste, in parte, accontentate dal governo che nell'ultimo legge di stabilità ha inserito alcuni divieti. Ma dal Piemonte alla Sicilia, in pianura, in montagna e nelle profondità dei mari, l'Italia è storicamente al centro di una elevata attività di trivellazione alla ricerca di petrolio, gas metano e idrocarburi vari. Basti pensare che nella nostra regione se affiancassimo tutti i territori dove queste attività sono permesse si arriverebbe a poco meno di mille campi da calcio affiancati uno all’altro. E ogni regione italiana è tanto o poco interessata al fenomeno, dunque il suolo italico è spesso visto come un luogo da “sforacchiare”. L'Emilia Romagna, dove le attività estrattive sono rimaste bloccate per almeno un anno e mezzo a seguito del terremoto del maggio 2012 (poi sono arrivate norme rigide), è inoltre la regione storicamente più trivellata della Penisola. Vale dunque la pena, sulla base della documentazione fornita dal Ministero per lo sviluppo economico gestito dal ministro modenese Federica Guidi, vedere la mappa delle trivellazioni e attività connesse nella nostra regione e nel Modenese in particolare.
I numeri. Partiamo dai numeri generali. Nella nostra regione i permessi per la ricerca e la perforazione del suolo alla ricerca di idrocarburi attualmente sono 31 per una superficie di indagine superiore ai 6mila chilometri quadrati, appunto i mille campi da calcio che dicevamo. Una enormità di territorio sottoposto a indagine ed estrazione, con problemi in parte psicologici in parte reale come quelli che hanno riguardato i pozzi Cavone nella Bassa. Questa attività, che si svolge perlopiù in piccole località lontane dai centri abitati, è fiorente nella nostra regione e Modena, dopo i 9 siti di Bologna, con otto concessioni per la ricerca di idrocarburi è la prima in territorio regionale. I permessi di ricerca, scavo del pozzo di indagine, sviluppo e produzione sono nelle località di Bibbiano, Sassuolo, Bugia, Zappolino, Fantozza, Grattasasso, Bosco, Dardagnola.
Il confine. A Bibbiano (nel Reggiano, ma il sito ricade anche a Parma e Modena). Il permesso di ricerca, su 411 chilometri quadrati, scade nell'aprile di quest'anno ed è stato affidato nel 2010 alla società “Terracon” di Firenze.
Sassuolo. Qui il territorio è ampio 252 chilometri quadrati e i permessi, sempre a Terracon, scadono tra tre mesi.
Bugia. È a (a metà tra Modena e Reggio, tra Formigine e Scandiano). Il permesso di ricerca attivo dal 2010 scade il 28 settembre di quest'anno ed è attivo su quasi 200 chilometri quadrati. Lavori affidati alla società “Aleanna Resources” che è americana, anche se ha sedi a Matera e a Roma, e in Italia gestisce altre 9 concessioni del Ministero.
Zappolino. È tra Vignola e il territorio bolognese. Alla società Edison di Milano – un “colosso” con quasi cento concessioni attive in giro per l'Italia – sono affidate le attività in questo sito fino al prossimo autunno.
Fantozza. È nella Bassa tra Novi e il Reggiano. Dei 102 chilometri quadrati siti in questa località si occupa sempre la “Aleanna” che si è vista sospendere il permesso dall'aprile 2014 al luglio dell'anno appena concluso.
Grattasasso. È nelle campagne carpigiane e reggiane. Questo “piccolo” sito di 34 chilometri quadrati, la cui concessione ministeriale scade nel dicembre del 2018, è affidato alla società “Po Valley Operations” di Roma che può operare fino al 2017. Attualmente la Regione ha sospeso le sue attività per la realizzazione di un nuovo pozzo a Canolo, nel reggiano.
Bosco (Montese). Nel territorio di 10 chilometri quadrati scarsi si occupa fino al luglio 2017 una società locale di Zocca, la “Coi.I.Me.Pa”.
Dardagnola. È tra Montese e Gaggio. Sempre la Coimepa e sempre fino al 2017 opera su 24 chilometri quadrati.
Coltivazioni. Altro non sono che la produzione e sviluppo di un giacimento di idrocarburi liquidi e gassosi. Anche in questo caso la nostra regione è “leader” in Italia con 36 permessi e Modena, con 7 permessi è seconda nel settore solo a Bologna che ne ha 9. A Barigazzo di Lama Mocogno ci sono 5 pozzi affidati alla Siam il cui titolo risulta scaduto nel novembre 2011; a Vetta di Frassinoro la Siam ha gestito fino all'aprile 2012 (ora è sospesa) una dozzina di pozzi; a Trignano di Fanano i pozzi sono 4 e se ne occupala “Coimepa servizi”; a Monte Cantiere di Lama i pozzi tra eroganti e non sono 8 sempre affidati alla Siam. Ancora. A Spilamberto 15 pozzi per la “Padana energia”, a Recovato di Castelfranco i pozzi sono invece 2. A Mirandola, infine, una decina di pozzi in quella località Cavone i cui lavori qualcuno anni fa collegò alle terribili scosse del sisma.
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