Fiducia alla Bursi ma un votante su due diserta l’assemblea
Approvate le nuove linee programmatiche del segretario: 103 sì, 23 astenuti tra i cattolici. Frecciate Richetti-Guerra
Pochi. Comunque pochi. Da una parte e dall’altra numeri bassi. Nell’assemblea provinciale che doveva votare la nuova fiducia a Lucia Bursi, il segretario ha presentato un nuovo documento programmatico, ma a fare la differenza non è stato l’esito scontato del voto - favorevole - ma i numeri. Voti che fanno la differenza in un senso e nell’altro per capire le proporzioni della difficoltà in cui versa il Pd: 103 i voti a favore, 23 gli astenuti, oltre ad alcune “fughe” illustri prima del momento del voto. Rispetto al totale dell’assemblea, composta da 274 membri, si può dire che l’affluenza sia stata inferiore al cinquanta per cento. Uno su due non ha votato e, di fatto, non si è nemmeno presentato. Perché è vero che rispetto al solito ieri c’è stata una partecipazione notevole, ma è altrettanto vero che tanti non avevano diritto di voto. Francesca Maletti spiegherà così la sua assenza, ma è chiaro che con gli ultimi fatti - tra le dimissioni da consigliere provinciale e dichiarazioni seguenti - ci si aspettava di vederla tra gli uditori.
Dicevamo pochi: pochi i sì, che sono maggioranza non qualificata, poche le astensioni, con la componente cattolica che pensava di avere qualche sedia in più. Di fatto la mozione Schena del congresso 2013 è passata dal 40 al 15 per cento. Quello di ieri è stato un passaggio politico non indifferente. Alla conta c’è voluta andare Lucia Bursi con tutto il suo gruppo, a cominciare da Stefano Vaccari. Sapevano che in assemblea avrebbero avuto la maggioranza. E alla fine la fiducia è arrivata ma per la prima volta è stato posto un tema di contrasto al programma del segretario. Lo ha detto Matteo Richetti: «Non siamo contro il segretario, che resta al suo posto, ma non possiamo dirci d’accordo con un programma che manca di alcuni aspetti, ad oggi non conosciamo nemmeno i componenti dell’assemblea». Giuseppe Boschini ha confermato che l’ala cattolica ha presentato, senza metterlo ai voti, un “controdocumento” sul quale si snoderà il confronto dei prossimi mesi.
“Molto rumore per nulla”, verrebbe da dire. In sintesi si è trovata una tregua armata nell’astensione, data dal senso di responsabilità che porterà il Pd alle Amministrative, poi a giugno si farà “punto e a capo”.
Il senatore Stefano Vaccari è stato chiaro, citando «ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti», soddisfatto per il lavoro della Bursi. A Richetti ha risposto Cecilia Guerra, contro Renzi e il parlamentare di Fiorano. Critica su questa gestione, invece, Giuditta Pini.
Per Bursi le priorità sono chiare: «Voglio sottolineare che non siamo in una fase congressuale e quanto propongo al voto dell’assemblea evidenzia, soprattutto, un metodo e una agenda per il lavoro dei prossimi mesi. Il punto è rimettere al centro il Pd di Modena e il confronto nel merito nell'ambito di una linea chiara che tiene fermi alcuni punti: pieno sostegno al Governo di Matteo Renzi e al percorso delle riforme, al governo regionale di Stefano Bonaccini e l'appoggio al difficile compito delle amministrazioni locali». Per la cronaca il nuovo presidente dell’assemblea è Alberto Venturini di Mirandola e il nuovo componente della commissione garanzia è Giorgio Pighi.
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