Gazzetta di Modena

Modena

Guernica, il corteo non riesce a sfondare

di Stefano Totaro
Guernica, il corteo non riesce a sfondare

In 100 volevano entrare in centro ma sono stati obbligati a un tragitto all’esterno In corso Cavour scontro con polizia e finanza alle transenne, due ragazzi colpiti

4 MINUTI DI LETTURA





Gli autonomi, gli antagonisti, quelli del Guernica, la “Modena Meticcia” dietro al grande striscione bianco dove troneggia la scritta “Fuori i razzisti e i fascisti dalle città”. E dietro all’altro striscione “Modena Antifa” anche le bandiere che dicono no agli sfratti. Ci sono ragazzi, ci sono alcuni adulti, ci sono mamme con i bambini e anche qualche cane al guinzaglio. Puntuali, alle 14, in largo Sant’Agostino, sono arrivati da via Carteria e si sono piazzati dietro all’unico furgone bianco. L’unico mezzo che nel grande spiazzo non sia della polizia o dei carabinieri. Dal furgoncino che fa da ammiraglia al corteo la musica, qualche pezzo rap, il microfono collegato alle casse per gli annunci e i discorsi dei partecipanti. C’è freddo, ma c’è il sole e i manifestanti, nel giro di pochi minuti, diventano un centinaio, forse anche un po’ meno. Lo slogan ricorrente è un classico, quello dei fascisti e delle fogne così come è ormai un classico quello che dice che l’unico straniero nel quartiere è l’uomo con il casco blu. Il corteo non parte. Mentre in Redecocca Forza Nuova scalda i motori e forse i muscoli, in Sant’Agostino si cerca un accordo, o meglio, si rilancia. Il tragitto che la questura e la prefettura hanno concesso ai manifestanti è un giro largo: gli antagonisti non possono entrare in centro perché verrebbero in contatto con l’altra fazione e allora il percorso studiato è quello che li fa circumnavigare passando dalla stazione sino a largo Garibaldi. Ovvero viale Berengario, Monte Kosica, piazzale Natale Bruni, viale Caduti in Guerra e Largo Garibaldi. Una piccola delegazione si incontra con i gli agenti della Digos. «Siamo pacifici, ci vedete, non siamo armati, non siamo dei fascisti, il nostro è un corteo popolare, non possiamo manifestare altrove perché non avrebbe senso, dobbiamo farlo in centro. Concedeteci di passare, dateci uno spiazzo in centro. Lo avete dato a loro...».

La richiesta è rispedita al mittente. Via Emilia e via S. Agostino sono chiuse da cordoni di polizia. Non si passa. Iniziano gli slogan contro la polizia e sul fatto che il centro non sia stato loro concesso. Di fatto tutti i manifestanti erano blindati: davanti e dietro erano chiusi da cordoni di forze dell’ordine. Durante il tragitto prefissato i probabili accessi al centro erano ben pochi: via del Voltone, Corso Cavour, lo spazio dell’ex manifattura, viale Vittorio Emanuele, San Giovanni del Cantone e infine Largo Garibaldi. Tutti erano presidiati. Prima sosta davanti a via del Voltone. Dall’altoparlante del furgone partono gli slogan contro il divieto di accesso al centro storico, come riscaldamento.

La curva tra Berengario e Fontanelli, poi ecco l’incrocio con corso Cavour. Ci sono le transenne, c’è un’auto della Finanza proprio accanto all’incrocio. Dietro alle transenne c’è una fila di poliziotti con il casco, ci sono alcuni berretti verdi. Le altre forze di polizia, quelle che seguono ai lati lo spostarsi dei manifestanti, si avvicinano all’imbocco del corso. È qui che, se si vuole tentare di entrare in centro, si può provare. La miccia viene accesa. Scatta il tentativo di sfondamento. Alcuni manifestanti partono, cercano di entrare, si portano davanti alle transenne cercando uno spiraglio. Spingono le transenne contro gli agenti, le spostano, cercano di abbatterle. Ma è muro contro muro. Si crea immediatamente un mucchio tra bandiere, caschi, manganelli, polvere, urla, una transenna che si alza in aria, il manganello che inizia a colpire alcuni ragazzi, un militare che cade a terra, rinforzi, spintoni, urla. Lo scontro è breve ma intenso. Il blocco si ricompone. I ragazzi applaudono gli a genti. Due hanno preso i colpi. «Sono stati caricati - dice la voce del corteo - ma continuano a manifestare più carichi di prima». Non ci saranno altri tentativi, nemmeno davanti ala sede della Lega Nord in viale Caduti in Guerra. Tutti gli accessi erano blindati, non c’era possibilità di sfondare. E una volta arrivati in largo Garibaldi, non è passata la richiesta di passare per il centro per rientrare in zona Carteria. E così, mentre i bimbi gridavano slogan con il megafono, il corteo ha fatto dietro front rifacendo il percorso al contrario.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google