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Negozi, sabato da dimenticare silenzio e serrande abbassate

di Gabriele Farina
Negozi, sabato da dimenticare silenzio e serrande abbassate

C’è chi ha chiuso e chi si è rinchiuso nei momenti di maggior tensione della giornata Ma da via Selmi qualcuno sorride: «Almeno si vede la polizia, di solito qui è zona deserta»

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Sabato pomeriggio o ferragosto? Le quattro manifestazioni di ieri hanno cambiato i piani di molti esercenti del centro. Tante saracinesche, infatti, sono rimaste chiuse e i lanci di lacrimogeni a ridosso dell’apertura non sono state uno stimolo in più. In corso Canalchiaro c’erano almeno due attività con le luci accese, la scritta “aperto” o “spingere”. Tuttavia, dentro non c’era nessuno. Altri, invece, avevano deciso proprio di tenere il lucchetto e l’inferriata abbassata. Un “riposo forzato” di cui magari avrebbero fatto a meno. E chi c’era ha vissuto momenti pieni di dubbi.

«Ci chiudiamo dentro - ha garantito Olga Dalloli di Maria Intimo - se la situazione si mette davvero male. Sapete cosa vuol dire tenere un negozio? Certo, è un peccato che vada così: è sabato pomeriggio».

C’era chi aveva “attraversato” una manifestazione prima d’iniziare a lavorare. «Sono giunta in corso Canalchiaro passando dal cavalcavia della Sacca - ha spiegato Maria Corni, dipendente in un negozio di fronte - e c’era un gruppo delle forze dell’ordine armato per tenere a bada i manifestanti. Ora non vediamo pericoli, però è sicuramente una situazione strana».

Percorrendo la strada in direzione della Ghirlandina qualcosa migliora. «Dobbiamo farlo perché è sabato - ha assicurato Christian Kloden, titolare dell’omonimo esercizio - e la vita va avanti. Siamo aperti dalla mattina e non mi sono accorto di nulla».

A qualche decina di metri le forze dell’ordine chiudevano l’accesso in via Tre Re. Erano da poco passate le 15.38, orario in cui era stata annunciata l’esplosione di una bomba in piazza Redecocca. Accesso blindato anche in via Selmi, dall’altra parte del luogo in cui si teneva la manifestazione di Forza Nuova.

«È la prima volta che mi succede a Modena - ha serenamente riconosciuto Anna Zeoli da un negozio - ma a Parma succede che ci siano più manifestazioni lo stesso giorno. Non ho avuto problemi nella mia città di origine e non ne sto avendo neanche oggi».

C’era anche chi aveva meno pazienza. «È ora di smetterla con queste manifestazioni in centro - ha denunciato un esercente, titolare di una bottega - perché non se ne può più. Continuando così noi smettiamo di lavorare. Le vadano a fare al parco Ferrari. Non allo stadio, perché altrimenti fanno danno. In piazza Redecocca non si può passare. Se succede qualcosa, non c’è “sfogo” per le persone».

L’uomo si trovava vicino al bar il Cocktail, perché aveva deciso di chiudere. «Abbiamo avuto più poliziotti che clienti - ha ammesso Patrizia De Giovanni, titolare dell’attività di ristorazione in via Selmi - ma dobbiamo ringraziare la Questura. È meglio avere le pattuglie rispetto a un giorno normale: di solito via Selmi è desolata».

In via Castellaro tante saracinesche erano ancora abbassate dopo le 16.15. «In realtà in zona è stato tutto tranquillo - ha riconosciuto Carla Poletti de L’Officina del Verde - speriamo che non succeda niente adesso». Alcune manifestazioni si erano già sciolte, in modo pacifico. «Un sabato pomeriggio come tanti altri - ha ripreso l’intervistata - anche i clienti non sono mancati. Siamo stati fortunati. Chi ha tenuto chiuso si vede che ha fatto male».

Nessuna tensione in via Emilia Centro dopo la manifestazione al Sacrario della Ghirlandina. «Siamo appena venuti in questo negozio - hanno commentato Carmela e Pinar della gioielleria che ha preso il posto dell’edicola in piazza Torre - ma non abbiamo avuto nessun motivo di preoccuparci».

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