Niente urla, ma musica antifascista
Il modo alternativo di manifestare da parte dell’ensemble “Violenti Piovachi”
Nel bel mezzo delle urla e delle offese contro i neofascisti, tra i manifestanti di sinistra e gli anarchici è comparso un gruppo di persone che “armate” di una chitarra acustica si è messa a cantare in coro canzoni accanto al dehords del Mon Café (in quel momento chiuso). Canzoni della storia della sinistra italiana “vintage”, cantate a cappella con gli arpeggi delle corde che davano il tempo. Un modo sicuramente originale di protestare che ha attirato l’attenzione dei passanti.
Erano alcuni componenti dell’ensamble Violenti Piovachi. Si tratta di una trentina di attivisti di sinistra, anche molto giovani, di vari gruppi modenesi che si riuniscono per tenere in vita questa tradizione musicale che era finita in declino negli ultimi anni: i canti di protesta e in ricordo dei militanti caduti, oltre che le tradizionali canzoni partigiane della guerra. L’iniziativa ha sicuramente colpito il pubblico tanto che per un po’ le voci in coro hanno superato le urla e gli slogan.
In strada si trovava anche un anziano modenese che girava da una parte all’altra. Si trattava di un 83enne, Luciano Brancolini, che per la prima volta in vita sua ha preso parte a una manifestazione di protesta.
«Non avevo mai visto né un comizio né una protesta e ho deciso che volevo partecipare anche io. Ho visto il comizio, la protesta e ho preso anche i fumi dei lacrimogeni. Tutto in una volta alla mia età!»
Brancolini racconta che era uno sfizio che voleva levarsi: «Ho passato tutta la vita a lavorare in un negozio alla Madonnina e non ho mai potuto assistere a manifestazioni. Ne sentivo parlare ma non sapevo di persona cosa fossero. Ho dovuto aspettare fino a questa età. E oggi sono andato da una parte alla’altra, tra gli uni e gli altri», conclude sorridendo.
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