Salpare dal porto, il caso Cifin Emmegi
Piccolo è bello, ma quando si cresce si ampliano gli orizzonti: a volte si può vede anche il sereno in un cielo ancora gonfio di nubi. Piccolo è bello è il leit motiv del tessuto...
MODENA. Piccolo è bello, ma quando si cresce si ampliano gli orizzonti: a volte si può vede anche il sereno in un cielo ancora gonfio di nubi. Piccolo è bello è il leit motiv del tessuto di micro e medie imprese su cui sta in piedi, con tutte le sue contraddizioni, il sistema Italia: così bello e così piccolo da diventare facile preda di investitori stranieri che puntano al Bel Paese per fare shopping sfidando le incertezze legate a burocrazia, modesta flessibilità del mercato del lavoro e suo costo sempre poco concorrenziale causa forte incidenza fiscale. Ma quel piccolo è bello resta contemporaneamente un limite allo sviluppo e al rafforzamento del sistema, fatto di distretti che a una dinamicità spesso sorprendente non abbinano dimensioni e solidità in grado di sostenere la sfida della globalità.
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Per questo vale doppio la notizia che un gioiello dell’industria modenese come la Cifin-Emmegi del presidente Caiumi sia andata a prendersi in Germania il suo principale competitore, creando una realtà leader nel mondo nelle macchine per la lavorazione dell’alluminio. Forse triplo. Vale come segno di buona salute, vale come inversione di tendenza in una terra che come tante ha visto fuggire all’estero testa e cuore di marchi che di qui avevano costruito fortuna e benessere.
E vale, se ben inteso, come possibile esempio o almeno elemento di riflessione: quanti sono oggi in condizione, a Modena e in provincia, di ragionare intorno a operazioni simili? Quanti i capitani non di ventura, ma coraggiosi sì, che oggi potrebbero cercare in ogni continente non un tesoro da rapinare (o solo un’isola dove nascondere al fisco quello già accumulato) ma nuove risorse, conoscenze, sbocchi su altri mercati, cambiando il futuro della propria impresa? Quanti, nella filiera economica locale, i soggetti avveduti ( a partire da banche e finanza) in grado di condividere la rotta, sostenere e accompagnare il viaggio oltre confine di chi lo merita? Un territorio che non si pone queste domande non prenderà mai il largo, starà in porto a guardare le navi che passano: disegnandosi non una mappa di crescita ma un vago destino, comunque gregario: che prima o poi una nave si ferma e qualcuno scende a rubare.
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