Angelo Argentina, attore modenese: «Io, raccontastorie innamorato del teatro»
Angelo Argentina, attore nella fiction “Un posto al sole”, a Modena insegna anche recitazione
MODENA. L'amore lo ha portato da Roma a Modena nel 2010. Pugliese d'origine, Angelo Argentina, classe 1975, attore di teatro e non solo, racconta di essere sempre stato stuzzicato da questo mestiere, perché «mi piace potermi sentire qualcun altro, poter raccontare delle storie. Faccio principalmente un teatro di parole, sono un raccontastorie».
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Angelo a sei anni si ritrova per caso in radio, «mio zio era andato a salutare un suo amico, conduttore radiofonico, e quando vidi questo personaggio rimasi folgorato dal suo carisma. A 16 anni ho iniziato a fare lo speaker radiofonico, a raccontare sketch e a sperimentare le mie capacità di intrattenitore».
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Protagonista del pluripremiato cortometraggio made in Modena “La porta del destino” di Alessandro Zizzo, prodotto da Agatàrt, Angelo veste i panni di Biagio Cremaschi, in una divertente commedia che apre una finestra sul mondo dell'amore, nato all'improvviso, mentre cammini per le strade in questo caso di Modena, ascoltando casualmente la voce di un citofono. «Con la pubblicazione on line del cortometraggio vogliamo contribuire a diffondere la cultura cinematografica in città, attraverso la promozione della città stessa e delle figure creative ed artistiche che in esso hanno preso parte» racconta Angelo, presidente dell'associazione di promozione sociale Agatàrt di San Damaso (da Agata, il nome di sua figlia), che si occupa di video, spettacoli, performance, concerti, installazioni, festival e laboratori nell'ambito del teatro e delle arti visive e musicali. «Essendo un attore mi sento molto vicino a chi sente di voler intraprendere questa carriera», racconta Angelo, che ha recitato nella nota fiction della Rai "Un posto al sole" , in numerosi spot pubblicitari, oltre a fare cinema e teatro e a Modena, insieme alla compagnia Peso Specifico, ha fatto nascere il TeTe - Teatro Tempio. «Ora, al centro culturale Giacomo Alberione, tengo corsi di teatro ed è bello vedere i cambiamenti caratteriali in positivo delle persone che frequentano i miei laboratori, persone comuni che fanno i mestieri più diversi e trovano nella recitazione una forma di evasione e realizzazione personale che li aiuta a scoprire lati di se stessi che non conoscevano. Oggi in questo mestiere ti devi fare strada da solo, non esistono più gli scopritori di talenti, ognuno si deve inventare il proprio percorso, la propria carriera. L'Emilia-Romagna è una terra in cui si sono fatte grandi cose, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per il documentario. La grande sfida di oggi, in Italia, è sostenere il grande lavoro delle più o meno piccole realtà teatrali, un tasto dolente questo su cui lavorare: non credo di essere l'unico a pensarla così ma ritengo di riportare il pensiero di tutti quelli che come me si sentono indipendenti».
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