«Orari più flessibili per portare i bimbi ai nidi e agli asili»
Elisabetta Gualmini, assessore regionali alle politiche sociali agli amministratori: «Meno iscrizioni, offerta da cambiare»
«Dobbiamo sfatare il tabù degli asili e dei nidi su cui non si possono fare innovazioni. Oggi mamme e famiglie hanno esigenze profondamente cambiate rispetto agli orari e abbandonano le strutture pubbliche per cercare altre alternative. Dobbiamo cambiare, avviare orari prolungati senza penalizzare chi lavora a contatto con i bimbi. Altrimenti si va verso una chiusura generalizzata».
È questo il senso del ragionamento che il vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, ha fatto venerdì mattina agli assessori arrivati un po’ da tutta la provincia per capire quali sono i nuovi orientamenti e fermare il calo continuo delle iscrizioni. «Qui non si tratta di discutere di principi o di ideologie – attacca la Gualmini, che tra l’altro ha la delega per il welfare a livello regionale – Il continuo impoverimento e il calo demografico stanno mandando a picco le iscrizioni e siccome il tasso di copertura delle rette deve essere per legge a carico di famiglie nella misura dell’80%, ecco che con numeri sempre più ridotti l’alternativa è secca: o aumentiamo a livelli insostenibili le tariffe per quelli che restano, perdendone sempre di più, o cambiamo l'offerta. In Emilia Romagna diversi Comuni hanno innovato, scegliendo formule innovative per offrire comunque un servizio pubblico e di qualità».
Anche a Modena i numeri sono in calo. Nelle 43 strutture che si occupano di accudire i piccoli da zero a tre anni ci sono sulla carta 1903 posti ma nell'anno scolastico 2014-2015 le iscrizioni sono state 1636. Poi, è vero, bisognerebbe anche scomporre i numeri e non solo pesarli tutti insieme ma l'effetto finale non cambio. Il calo è pesante. Se ammettiamo una piena frequenza dei cinque nidi aziendali e dei 20 in convenzione ai privati come i cinque appaltati, andrebbe misurato esattamente l'andamento delle iscrizioni nei 18 nidi comunali. Non per fare classifiche, per carità, anche perché le condizioni sono le stesse e quello che conta è la vicinanza alle residenze. Il cambiamento sociale di cui parla la Gualmini è sotto gli occhi di tutti. Le famiglie anni '60, dove papà e mamma lavorano con orari fissi, da lunedì a venerdì, sono una sparuta minoranza. Ora si sono rimpicciolite, sono lontane dai nonni; magari c'è stata la separazione, c'è un solo genitore alle prese con bimbi piccoli e un lavoro su tre turni. Licenziamenti, cassa integrazione e lavori precari sono diventati la regola. Nelle scuole dell'infanzia a poco servono le preaperture o il cosiddetto post-scuola che permette orari più lunghi: sono sempre servizi a richiesta individuale, supplementi che si pagano a parte, aumentando ancor più il costo delle rette. Il sistema tariffario poi è congegnato in maniera tale che due bambini ai nidi costano da 600 a 800 euro.
«Dal 2012 al 2014 il calo delle iscrizioni è stato dell’11% da Piacenza a Rimini con l’unica eccezione di Bologna – spiega ancora la Gualmini – Le esperienze innovative hanno visto ad esempio il rimescolamento delle classi d’età, orari più lunghi anche il pomeriggio e in alcuni casi anche sino a cena, magari dando anche alle madri le possibilità di venire a consumare i pasti con i figli. E ancora: la possibilità di portarsi i pasti da casa dovrebbe essere sempre possibile non solo per venire incontro alle esigenze di famiglie in ristrettezze economiche, ma anche per risolvere le esigenze alimentari dei più piccoli. Precetti religiosi o allergie possono essere risolti anche a tavola: chi conosce i figli meglio dei genitori? Non possiamo considerare tabù neppure l’apertura nelle pause di Natale o durante le vacanze estive: così mettiamo a disposizione una risorsa pubblica, di cui i genitori si fidano e a prezzi più contenuti rispetto ai privati, con professionisti preparati. Naturalmente tutto questo si può fare garantendo il lavoro agli operatori che già oggi sono impegnati in asili e nidi, senza sacrificare posti. L’unica differenza sarà magari sul rapporto tra educatori e bambini per le classi d’età tra 0 e 2 anni: oggi è di uno a sette, domani potrà essere da uno a otto. Quello che deve essere chiaro è che dobbiamo offrire ciò che serve alle famiglie di oggi». Sullo sfondo anche la questione del cosiddetto asilo famigliare, quello che viene incentivato da settant'anni nei paesi austro-tedeschi e che è diffusissimo anche nelle province di Bolzano e Trento. Anche la Regione Emilia Romagna regolò il settore alcuni anni fa, ma con criteri molto restrittivi, chiedendo alle famiglie di avere gli stessi standard di spazi e servizi degli asili. Così fu soffocata sul nascere l'esperienza delle “mamme per un giorno” che invece potrebbero essere un'ottima alternativa al servizio pubblico .
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