S. Andrea Pelago, il fascino del borgo fino al Rovinoso
Nell'Appennino modenese un percorso ricco di spunti culturali che “sfrutta” la via Vandelli e sale in vetta tra capanne celtiche
MODENA. Itinerario da effettuare a piedi che si snoda sul versante più soleggiato della valle del Pelago, attraversa il piccolo borgo di S. Andrea Pelago e diverse sue borgate, percorre alcuni tratti della famosa via Vandelli, raggiunge la dorsale dei monti S. Andrea e Rovinoso che offre bei panorami sui monti Cusna e Cimone e infine conduce ad incontrare e visitare alcune capanne celtiche.
Si parte da Pievepelago e seguendo la vecchia via ancora perfettamente lastricata che collegava i due paesi, si raggiunge in breve il borgo di S. Andrea Pelago dove vi sono diversi spunti culturali interessanti da visitare: oltre a grandi case e ville padronali, segnaliamo la chiesa parrocchiale con un bellissimo soffitto e tabernacolo lignei, la Fontana del Baronio, l'Oratorio di S. Rocco risalente al 1630 e la grande Torre Civica di origine medievale che è in un certo senso l'emblema del paese. Continuando sulla vecchia strada comunale si arriva quindi alla borgata Casoni, con una graziosa piazzetta con campanile e una bella fontana detta il “Cannone”.
Si prosegue in salita e poco dopo la strada lascia il passo a un bel sentiero in mezzo al bosco che ci porta ad incrociare a circa 1250 metri sul livello del mare la Via Vandelli. Questa via, voluta dagli Estensi per congiungere i ducati di Modena e Massa Carrara e per avere uno sbocco sul mare, fu cominciata nel 1738 e completata pochi anni dopo (nel 1752) su progetto e sotto la direzione del matematico e abate Domenico Vandelli. Il Vandelli scelse un tracciato ad alta quota con andamento il più possibile pianeggiante, il più breve per raggiungere il Passo delle Radici e anche il più economico perché limitava al massimo la necessità di ponti. Un vero capolavoro di ingegneria stradale. La via era servita da dieci osterie per l'alloggio e il ristoro dei viaggiatori e il cambio dei cavalli. Una di queste, forse la più importante, è la cosiddetta “Fabbrica” costituita da due corpi, di cui uno era adibito a osteria e l'altro a stalla e servizi. Vicino all'edificio c'è una bella fontana alimentata da un piccolo ruscello con una magnifica vasca monolitica in pietra, della stessa epoca.
Lasciamo la Vandelli e proseguiamo in salita fino a raggiungere l'ampia spianata culminante nel Monte S. Andrea (1577 m slm). Si prosegue ora sulla dorsale verso il Monte Rovinoso dove ogni tanto, fra i faggi, si aprono splendide visuali del Monte Cusna verso Ovest, del Monte Cantiere verso nord e del Monte Cimone verso est; ad un certo punto il sentiero lascia la dorsale e scende rapidamente fino a raggiungere la conca dove si trova il piccolo Lago Cavo, classificato dal Cai come emergenza naturalistica. Si scende ancora e in breve si ritorna ad incrociare la via Vandelli che seguiamo per un breve tratto fino ad una bella capanna celtica. Queste costruzioni in pietra, tipiche di questa zona, hanno la caratteristica facciata a gradoni mentre il tetto era originariamente rivestito di paglia, leggero ed isolante al tempo stesso. Si scende ora lungo una carrareccia toccando le borgate di Cà Guerri, Roncacci e Cà di Quattro dove frequenti si notano altre capanne celtiche, alcune recuperate e adibite a moderne abitazioni, altre invece nella loro forma pressoché originaria. Alcuni tratti di sentiero con splendidi muretti a secco permettono di tagliare ogni tanto i tornanti della strada e in breve si ritorna ai Casoni, da dove per la stessa via di salita, si arriva infine a Pievepelago.
Andrea Baschieri
Lorenzo Guerrieri
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