Assunta del Reni, partiti i lavori di restauro
Cantiere anticipato per l’opera del 1626 che Castelfranco riuscì a salvare da Napoleone e nazisti
CASTELFRANCO. Sono partiti in anticipo i lavori di restauro dell’Assunta di Guido Reni e di ripristino dell’ancona in cui la tela è collocata.
La curia bolognese e la sovrintendenza ai beni culturali hanno dato l’ok dopo aver individuato loro stessi la ditta che realizzerà l’opera conservativa che, sostanzialmente, consisterà nella pulizia della tela (con qualche minimo ripristino di colore) e nella pulizia e messa in stabilità del grande manto in gesso e stucco che l’accoglie.
«Durante i sopralluoghi per procedere ai restauri della chiesa danneggiata dal sisma del 2012 - racconta Rosanna Righini, vicepresidente dalla Proloco castelfranchese - la struttura è stata oggetto di un’accurata ispezione dalla quale risultò necessario un consolidamento. La cifra necessaria per tutti i lavori ammonta a 13.000 euro ed è stata ottenuta grazie ad un coofinanziamento dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna, dal Rotary Club di Castelfranco e Vignola e dalla ditta Ottani, con la partecipazione di tanti privati che hanno fatto delle donazioni in seguito alle numerose iniziative di sensibilizzazione messe in atto da Proloco e Parrocchia».
I lavori dovrebbero terminare a metà marzo, in tempo per i riti pasquali. Per la felicità di Don Remigio e di tutti i fedeli, ansiosi di rivedere l’immagine sacra a loro tanto cara, ma potrebbero registrarsi piccoli ritardi dato che i ponteggi sono stati montati in settimana e i restauratori si sono trovati “vis à vis” con la tela di Reni da pochi giorni, costatandone così, solo di recente, il reale stato di conservazione.
Verrà ripristinato anche il meccanismo che permette ad un velo di coprire la tela, in modo da non farle prendere polvere. Si era inceppato oltre vent’anni fa e che per motivi ovvi di difficile rangiungimento strutturale, non era più stato aggiustato.
L’Assunta è oggetto di venerazione sin dal 1626 quando l'Arciprete don Cristoforo Masini la commissionò ad un maturo Guido Reni. Fu posta con grande solennità nella Chiesa Pievana della città e lì è rimasta per sempre, anche in virtù di una bolla pontificia dell’epoca, che comminava la scomunica a chi l’avesse spostata. Neppure Napoleone riuscì nell’intento di portarla al Louvre, grazie all’astuzia dei castelfranchesi che commissionarono una copia ad un artista che non aveva proprio la mano del Reni, ma che fu in grado comunque di dipingere una Madonna simile all’originale, se non altro nelle dimensioni, che ingannò i sovrintendenti francesi. E nemmeno i Nazisti riuscirono ad includerla nella loro razzia di opere d’arte.
«Opera e ponteggio sono protetti da un allarme - aggiunge oggi Rosanna Righini - e quotidianamente, i lavori sono controllati da una ditta di sicurezza privata».
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