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Divieto di gadget con i simboli fascisti: lite tra parlamentari

Divieto di gadget con i simboli fascisti: lite tra parlamentari

Giovanardi a testa bassa: «Volete incarcerare i collezionisti» Pini e Ghizzoni (Pd): «Magliette con slogan sono innocue?»

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A parte il saluto al duce, riprodurre e vendere magliette, bicchieri, portachiavi e vini con etichette inneggianti a Benito Mussolini è un reato o no?

È questo il quesito attorno a cui ruota il progetto di legge firmato da due parlamentari modenesi, Giuditta Pini e Manuela Ghizzoni. Assieme ad altre decine di colleghi del Pd hanno presentato un progetto di legge di un solo articolo in cui chiedono che la diffusione e la vendita di gadgets ispirati a slogan o simboli fascisti sia punita come apologia di reato, ovvero apologia di fascismo.

Immediata la reazione del senatore Giovanardi (Ncd) che ha attaccato a testa bassa.

«Ecco - scrive in una nota - Solo chi ha nel suo Dna il comunismo può proporre il carcere per chi raccoglie o vende oggetti con il fascio littorio.

Dunque anche gli appassionati di filatelia che hanno francobolli italiani emessi durante il ventennio mussoliniano sono passibili di denuncia e processo? Che fare con chi ha in casa medaglie commemorative o simili dal 1923, quando fu emesso il primo francobollo commemorativo della marcia su Roma? Con questo criterio andrebbero in galera la metà dei commercianti ai mercatini di piazza Grande. È ridicolo, sono degli sprovveduti».

I firmatari non rinfacciano al senatore di centrodestra (anche se teoricamente a favore di Renzi) la mancata lettura della proposta. Il testo, peraltro depositato mesi fa, parla da solo: «Commette apologia di fascismo ... chiunque produce, distribuisce, diffonde o vende beni mobili raffiguranti immagini o simboli che si richiamano all’ideologia fascista»

Da nessuna parte viene dunque proibito il possesso di oggetti, cimeli del ventennio: altra cosa sono i gadget fabbricati oggi.

«Comprare oggetti con il volto di Mussolini è innocuo? - si chiede Manuela Ghizzoni - I richiami a un regime dittatoriale non ci deve lasciare indifferenti. C’è persino chi dice “è da fascisti vietare gadget fascisti”. Ebbene, noi integriamo la legge Scelba del 1952 che a sua volta integra la disposizione della Costituzione».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giuditta Pini. «Polemiche inutili - dice - Un conto sono gli oggetti vecchi che hanno un valore storico, dai busti del duce ai francobolli alle cartoline, altro è invece promuoverli come simboli. Vorrei sapere come la pensa il ministro dell’Interno. Polizia e carabinieri sono molto attenti ad altre aree politiche quando inneggiano a contenuti politici giudicati sconvenienti su certi valori e comportamenti di altro colore. Dove la mettiamo la linea del divieto per atteggiamenti razzisti e violenti, negli stadi con gli ultras che fanno proselitismo o nelle strade?»

Basterebbe leggere la sempre citata sentenza della Corte Costituzionale del 1957 per avere una risposta inequivocabile.

«Com’è proibita e punita l'esaltazione che abbia già dato risultati concreti di riorganizzazione del partito fascista - scrivono i supremi giudici - deve essere proibita e punita l'esaltazione pubblica individuale, perché può concorrere a preparare ambiente favorevole al risorgere del partito fascista». (s.c.)

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