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Il silenzio della Procura su un’indagine top secret

di Carlo Gregori
Il silenzio della Procura su un’indagine top secret

Il procuratore Musti spiega che non si possono dare informazioni sull’inchiesta Le ultime notizie vennero fornite nel febbraio 2014. Non si sa se ci sono indagati

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«Allo stato attuale nulla si può mostrare alla cittadinanza. Ma le indagini proseguono». Così ieri mattina il procuratore capo di Modena Lucia Musti sulle indagini in corso sull’alluvione a due anni dai fatti che hanno sconvolto una grande parte della nostra provincia.

Insomma, le indagini seguite dal pm Pasquale Mazzei sono ancora attive ma la Procura non dice nulla su cosa ha raccolto in questi due anni.

Silenzio tombale: non si sa neppure se esiste almeno un indagato per disastro colposo o se l’Aipo è coinvolta nelle indagini e a che titolo. Nulla è noto neppure al legale che segue più di 500 vittime dell’alluvione.

Le ultime notizie sull’inchiesta della Procura risalgono al febbraio 2014 - quindi un mese dopo la rottura dell’argine a San Matteo e l’allagamento di sette Comuni - e vennero fornite all’opinione pubblica modenese dall’allora procuratore capo Vito Zincani. Spiegò che erano stati chiesti documenti e atti per capire se erano stati fatti lavori sugli argini nelle settimane precedenti al disastro e se erano state avvistate tane di nutrie, dove e quante. Zincani sottolineava però che la piena in corso al momento della rottura degli argini era frutto si una congiuntura di piogge particolarmente importante, come dimostrerebbero le tabelle pluviometriche. Oltre alle piogge abbondanti, anche il carico d’acqua era importante, tanto che il livello delle acque è stato a lungo sopra la media, anziché avere un saliscendi secondo la norma. Tutto questo era generato non solo dai cambiamenti climatici, spiegava Zincani, ma anche dall’eccessivo abbassamento del letto del fiume nel quale si è scavato molto negli ultimi anni. Da allora più nessuna notizia dagli inquirenti.

Ieri la Musti ha spiegato che «è sempre molto doloroso tornare a parlare delle indagini sulle calamità nel momento degli anniversari, come il terremoto e l’alluvione», ma ha anche subito aggiunto che «fin da subito dopo l’alluvione sono iniziate indagini che ovviamente erano solo conoscitive. Si partiva da un fenomeno naturale calamitoso e quindi non si poteva certo individuare subito una responsabilità umana dietro quanto era accaduto. L’indagine è proseguita fino ad oggi. È difficile e con aspetti tecnici elevati. Per ora non sono concluse e quindi in Procura vige il silenzio». «No comment», è il commento dell’avvocato Massimo Jasonni, che segue più di 500 persone vittime dell’alluvione, dopo essere stato ricevuto dal pm Mazzei.

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