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«Falso, indennizzi farsa alle ditte»

«Falso, indennizzi farsa alle ditte»

La replica di Manuela Gibertoni, del comitato alluvionati: «Assurda burocrazia»

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BOMPORTO. La macchina dei risarcimenti si è messa in moto dopo l’alluvione, ma c’è chi contesta il sistema con cui vengono rimborsati gli indennizzi. Inoltre, occorre che vengano attribuite le responsabilità per quanto accaduto due anni fa, affinché non si ripetano quei drammatici fatti.

A sottolinearlo con energia è Manuela Gibertoni, professionista nota in paese e portavoce del comitato Alluvionati Emilia Romagna, che riunisce residenti, commercianti e imprenditori di Modena e della Bassa che sono rimasti gravemente danneggiati dall’alluvione.

«L’indennizzo che ci viene riconosciuto è minimo – attacca Manuela – Le aziende con le quali lavoriamo sono molto arrabbiate perché abbiamo a che fare con un sistema farraginoso, che mette in difficoltà i tecnici che istruiscono le pratiche. Queste difficoltà le riscontriamo soprattutto sugli Sfinge, i sistemi per la richiesta di rimborso utilizzati per le aziende, creati dapprima per il terremoto, dove non venivano previste scorte e attrezzature. Inoltre, stiamo parlando di indennizzi e di rimborsi che non tengono conto dei danni che abbiamo subìto nel lungo periodo in cui siamo stati costretti a chiudere. Io sono rimasta per quattro mesi, dopo l’alluvione, senza telefono né mail: in quali condizioni si può riuscire a lavorare, penalizzati in quel modo? Ci sono state aziende che hanno chiuso per tre o quattro mesi e per accedere agli studi di settore hanno dovuto pagare ugualmente la quota minimale richiesta. Io sono molto fiduciosa nel lavoro della Procura, alla quale, anche prima di Natale abbiamo continuato a portare prove documentali che certificano l’incuria degli argini. I lavori fatti finora nel Secchia sono opere minoritarie e le nostre abitazioni sono svalutate: in poche parole il territorio è ancora danneggiato…». (s.a.)

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