L’ex Sipe ora è il covo delle bande di ladri che razziano le case
Denuncia degli ex addetti che vivono accanto al complesso «È lì che organizzano i colpi: decine di furti negli ultimi anni»
SPILAMBERTO. Visto dall’esterno, il complesso di edifici dell'ex Sipe, nei pressi della rotonda che porta a Vignola, ha l’aspetto di un luogo abbandonato e privo di vita. Purtroppo, a ben guardare, le cose stanno in modo diverso: «Mi sono entrati i ladri in casa sette o otto volte, e tutte le volte hanno usato l’ex Sipe come base», si sfoga Giorgio Zanoli. Una vita passata a lavorare per il vecchio colosso industriale, Zanoli abita in una delle case adiacenti all’area delimitata, un tempo facenti parte della complesso, acquistata una volta cessata l’attività. Ora, Zanoli è tra coloro che fanno quello che possono per mantenere vivo il luogo e la sua memoria, lottando contro i danni procurati dal tempo, dall’abbandono e, infine, dai ladri.
«Fanno il giro fino ad arrivare al Panaro, dal canale del depuratore - racconta Zanoli - Da lì risalgono fino alla recinzione, poi la tagliano ed entrano». Qui possono sostare qualche giorno, costruendo una base da cui studiare e sferrare gli attacchi alle abitazioni vicine. «Una volta mi è capitato di vedere dei segni, nei giorni precedenti il furto. Erano entrati in giardino a controllare. Io sono stato vigile, ma un giorno sono dovuto uscire per un quarto d’ora e quando sono tornato avevano fatto tutto. L’ultima volta che mi sono entrati in casa è successo una settimana fa. Erano le sei di sera, quando si torna dal lavoro e si esce a fare la spesa». Una volta entrati nel giardino di casa, prosegue Zanoli, i malviventi hanno svitato il vetro e la lampadina del piccolo lampione che lo illuminava, in modo da agire nell’oscurità. Hanno quindi forzato la serratura di una delle portefinestre che portano in casa e si sono dedicati alla loro attività: «Mi hanno rubato l’ultima cosa che mi era rimasta, alcuni ricordi in oro dei miei genitori e dei miei nonni. Più che il danno economico è stato il danno emotivo, perché ci ero molto affezionato. E probabilmente lo avranno già venduto. Negli ultimi vent’anni sono venuti diverse volte. Non sempre ci sono riusciti, perché ho anche messo l’allarme, ma nel tempo mi hanno rubato tutto quanto. Viene quasi voglia di mettere fuori un cartello con scritto di non venire che tanto non c’è più niente da rubare».
Anche al suo vicino, anche lui ex lavoratore Sipe, i delinquenti hanno spesso fatto visita, aiutati dall’abbandono in cui giace la zona: «A volte vengono ad utilizzarla i giocatori di soft air - racconta Zanoli - perché è un’area vasta e ricca di ostacoli che si presta bene a questo sport, e la loro presenza fa da deterrente. Il posto, però, è abbandonato a se stesso. Poco tempo fa, per esempio, è crollato il tetto di uno degli edifici a causa dell’erosione. Tutto questo è un peccato, perché si viene a perdere un luogo che non è stato importante solo per l’economia del posto, ma anche per la sua memoria, per quello che ha rappresentato per la storia e le persone della provincia».
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