Truffa all’Inps, arrestato il “ragioniere”
Coordinava assunzioni fittizie e i successivi sussidi di disoccupazione. Era riceracto da mesi dopo i primi fermi a Concordia
CONCORDIA. Il commercialista della banda lo hanno cercato per mesi, tale e tanta era la sua capacità di nascondersi nell’ombra. Ad esempio inviando ai suoi referenti in Emilia mail e comunicazioni solo da luoghi pubblici, caselle postali e internet point nei quali fosse impossibile identificarlo.
Il commercialista si chiama Giuseppe, ha 36 anni ed un titolo di ragioniere, formalmente risulta disoccupato.
Giuseppe il ragioniere vive in una casa bunker di Villa Literno, nell’agro aversano.
È ritenuto l’artefice della truffa all’Inps dei finti disoccupati scoperta nella Bassa. Una truffa di proporzioni ancora indefinite, dal momento che le indagini dei carabinieri di Concordia sono partite da uno dei terminali, tre piccole società cooperative di finti lavoratori tra Poggio Rusco, Ferrara e Bologna, per arrivare al cuore dell’organizzazione. In Campania.
A fare chiarezza su quali e quante ramificazioni la banda abbia costruito in Italia potranno essere telefonini, computer e documenti sequestrati lunedì mattina all’alba, quando è scattata la fase due dell’operazione, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Modena, Marco Imperato.
I carabinieri di Concordia, coadiuvati dai colleghi del Nucleo operativo e della radiomobile della compagnia carabinieri di Casal di Principe, sono entrati in azione che faceva ancora buio, circondando la casa protetta da alte recinzioni e dalle immancabili telecamere di sicurezza. Da Casal di Principe i militari riferiscono che Giuseppe il ragioniere non ha opposto resistenza, boffonchiando la sorpresa di essere stato individuato, a dispetto di tutti gli occultamenti che aveva adottato. Perquisita la sua casa, con annesso studio, perquisite anche la abitazioni di altri due indagati, gli intermediari che avevano “esportato” fin nella Bassa modenese l’ingegnoso e semplice trucco: costituire cooperative di comodo, assumere persone e licenziarle poco dopo, insegnando ai “disoccupati” come farsi consegnare dall’Inps i sussidi di disoccupazione. L’organizzazione del ragioniere tratteneva la metà dei sussidi, mentre i suoi referenti nella Bassa si occupavano di reclutare i futuri disoccupati.
Ad ottobre 2015 i carabinieri di Concordia, dopo tante indagini, avevano dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari a carico di 6 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa all’Inps per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I destinatari erano Renato Corvino di Cavezzo, l’unico ancora in carcere, il figlio 20enne Danny , Cinzia Mascherini di San Possidonio (ora residente a Cavezzo), Stefano Bassi, reclutatore 51enne di Poggio Rusco, Sergio Angioni di Finale, titolare di una coop fittizia di Ferrara e Taofiq Chaty, di Sermide, titolare di un’altra coop.
Le indagini avevano fatto emergere una intensa trasmissione di email inerenti a documenti per le assunzioni fittizie tra alcuni dei complici ed un “commercialista” che a sua volta li inviava poi all’Inps.
Le attività investigative hanno finalmente fornito il riscontro finale, con l’individuazione del ragioniere, già pregiudicato per truffa e spedito in un carcere campano con la notifica dell’ordinanza di carcerazione emessa a suo carico dal Gip modenese Eleonora De Marco.
L’ammontare totale indebitamente percepito ai danni dell’Inps di Modena, Mantova e Ferrara è finora di 230.000 euro. Sono 74 le persone individuate, quasi tutti italiani e residenti tra Modena e Mantova, che avevano fornito la propria disponibilità a truffare l’Inps, benché di fatto solo in 28 - grazie all’intervento dei carabinieri - hanno effettivamente percepito i contribuiti.
Peggio nel caso della terza coop bolognese: a percepire i contributi erano campani, mentre i presunti beneficiari, quasi tutti piemontesi, si è scoperto che erano vittime. Assunti e licenziati a loro insaputa dal commercialista e dai suoi complici.
Alberto Setti
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