ArginiMo, alluvione e i dubbi dei cittadini
Una lunga analisi del comitato di cittadini colpiti dall'alluvione mette a nudo le difficoltà del sistema idraulico del nodo modenese
BASTIGLIA ArginiaMO, il comitato di cittadini nato subito dopo l'alluvione, traccia un bilancio a distanza di due anni dal disastro che ha colpito Bastiglia, Bomporto e altre zone di campagna della Bassa. Ecco la loro analisi.
«Iniziamo subito col dire in maniera inequivocabile che allo stato dell’arte attuale il sistema idraulico fluviale –particolarmente per il Secchia - non è in sicurezza. ArginiaMo si era riservato sul finire dell’anno scorso di fornire le risposte attese dai cittadini dopo aver verificato le condizioni arginali in seguito agli interventi eseguiti da Aipo, e soprattutto dopo aver effettuato una ricognizione puntuale dello stato generale attuale di Secchia e Panaro sulle tratte che più interessano i nostri due comuni: dal Ponte dell’Uccellino a Ponte Motta».
Che cosa è stato fatto? La foresta arginale è stata ridotta per il 70 per cento; qualche lavoro di consolidamento sui due fiumi è stato realizzato, purtroppo senza l’impiego di reti di contenimento dei cosiddetti massi ciclopici, e l’esperienza ci insegna che senza reti di contenimento i massi finiscono inevitabilmente per precipitare. In altri punti, la foresta inestricabile è rimasta intonsa, e ciò è inspiegabile. In poche parole è stato preparato il lavoro; ora occorre eseguirlo il lavoro.
Le risposte attese ma non arrivate. «In ottobre 2014 ArginiaMo partecipa al seminario della Regione "Seinonda" riguardante il Piano di gestione del rischio di alluvioni.Si fanno proposte e ci si lascia con l’impegno che I nostri suggerimenti e le nostre istanze saranno prese nella debita considerazione.
Il fatto grave. Nel luglio 2015 Il Comitato ArginiaMo presenta ufficialmente ai sindaci di Bastiglia e Bomporto e all’assessore Paola Gazzolo un mozione cittadina in cui si richiede esplicitamente una risposta dettagliata per sapere quali sono gli interventi previsti per la messa in sicurezza del sistema idraulico fluviale (dove, in quali punti e con quale costo); quali sono gli interventi futuribili (dove, in quali punti e con quale costo, oltre alle eventuali ragioni del differimento). Ma soprattutto ArginiaMo chiede di conoscere le date di questi interventi. In questa occasione ArginiaMo e crediamo i cittadini tutti hanno avuto modo di capire l’esatta percezione del livello di considerazione tenuto dalle nostre autorità nei confronti dei cittadini: zero, dal momento che – malgrado I ripetuti solleciti - nessuna risposta è mai giunta. In ottobre 2015 ArginiaMo riesce a partecipare al convegno indetto dalla Regione e rivolto agli amministratori del territorio dal tema "Il piano di gestione del rischio alluvioni". Vengono illustrati piani dettagliatissimi di interventi di messa in sicurezza, ma tutti senza data. Al convegno partecipano figure istituzionali di alto livello, alcune delle quali responsabili della gestione fallimentare del disastro di gennaio 2014. Ciò significa che nessuno ha pagato.
La buona notizia. Si affaccia una figura nuova, quella dell’ing Galvani, nuovo direttore di Aipo. Si tratta di una persona agli antipodi del precedente. L’ing Galvani, ad una nostra precisa richiesta (la mancanza di date di scadenza dei lavori da fare), risponde testualmente “Colgo un’istanza di risposte, che ci impegniamo a soddisfare al più presto”. Ad oggi, regna il silenzio assoluto. Infine, l’incontro del 19 a Bastiglia per celebrare la ripresa della vita della cittadina e soprattutto per illustrare le norme comportamentali da tenere in caso di emergenza idrogeologica (a questo proposito ArginiaMo ha già preparato un proprio studio molto dettagliato in materia e ne ha regalato copia agli amministratori). Incontro partecipato, ben condotto e ricco di promesse allettanti (si è parlato di messa in sicurezza addirittura dell’intero tracciato fluviale!). Purtroppo, tutto questo senza mai alcuna data, neppure previsionale.
Nota di colore. Si è sentito parlare di alzare gli argini di un metro. L’unico augurio che facciamo è di non farlo, cioè di non estendere il volume in altezza ma in larghezza. Pensate ai sifonamenti (acqua che attraversa da parte a parte l’argine) che risulterebbero nella malaugurata ipotesi di un riempimento totale supplementare di ciò che resta dell’alveo. Si otterrebbe un ulteriore indebolimento degli argini, già ridotti a pastafrolla dalle innumerevoli anomale piene. Si è anche detto che si vuole mettere in sicurezza il fiume per essere in grado di fare fronte ad una piena di tipo “ventennale”; replichiamo dicendo che questo è troppo poco: si deve mettere in sicurezza il fiume per potere fare fronte ad una piene di tipo “centennale” almeno.
I dati. Ai cittadini dobbiamo esporre I fatti come sono, senza condirli di false speranze: in un inverno, finora il più secco e caldo degli ultimi 200 anni, siamo riusciti ad andare per ben due volte in piena impegnando il fiume da domenica fino a giovedì. Confrontando la situazione con una simile dello scorso anno (34 mm d’acqua per l'onda di m 7,1 che partiva da m 2,8 e 41 mm per l'onda di m 9,36. che partiva da m 5,8) che sono quantità moderate d’acqua anche se aiutata dalla neve sciolta dal caldo di lunedì 11 gennaio, dobbiamo purtroppo dire che il rapporto non è cambiato: abbiamo sempre un metro d’acqua al Bacchello per 10 mm d’acqua in montagna. Il deflusso sembra migliorato ma di appena il 10 per cento. Sono dati che restano allarmanti.
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