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Contratto, sciopero per 5mila lavoratori dell’agroalimentare

Contratto, sciopero per 5mila lavoratori dell’agroalimentare

Stop per 12 ore domani e venerdì 29 in grandi aziende come Gsi, Fini-Conserve della Nonna, Inalca, Villani, Alcar

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Cinquemila lavoratori modenesi del settore agroindustriale saranno coinvolti negli scioperi dei prossimi due venerdì (domani e il 29 gennaio) dopo la rottura delle trattative per il Contratto nazionale dell'industria alimentare privata.

In particolare, oltre al blocco degli straordinari e delle flessibilità contrattuali, sono previste 4 ore di sciopero domani e 8 ore a livello nazionale il 29 gennaio.

Sono numerose le prese di posizione delle singole rappresentanze sindacali unitarie, in particolare del distretto delle carni, che contestano la rigidità di Federalimentare, l'associazione che raggruppa gran parte delle federazioni imprenditoriali di settore, durante la trattativa. Tra i principali motivi di dissenso fra le parti ci sono gli aumenti retributivi in paga base, gli scatti di anzianità, il premio di produzione, la flessibilità, oltre a tutti i temi principali della piattaforma sindacale, che contiene una richiesta di 150 euro lordi di aumento mensile nel quadriennio 2016-2019.

Tra le prime Rsu che hanno deciso la modalità di utilizzo del pacchetto di 4 ore di sciopero di domani ci sono quelle di Grandi Salumifici Italiani e Parmareggio di Modena, Gruppo Fini-Conserve della Nonna di Bomporto, Inalca e Suincom di Castelvetro, Globalcarni di Spilamberto, Alcar Uno, Assofood, Salumificio Gigi e Villani di Castelnuovo, Agricola Tre Valli di Formigine, Modenaceti e Bellentani di Vignola. La proclamazione provinciale di Fai/Cisl, Flai/Cgil, Uila/Uil estende comunque lo sciopero a tutti i lavoratori delle aziende che applicano il contratto Federalimentare, sciopero che sarà sempre domani nelle ultime 4 ore di lavoro.

«Da una parte non si vogliono affrontare gli argomenti principali della piattaforma sindacale in tema di appalti e tutela dei licenziamenti individuali e collettivi – dicono Piersecondo Mediani di Fai-Cisl, Marco Bottura di Flai-Cgil e Ennio Rovatti di Uila-Uil – e dall'altra Federalimentare ha presentato una vera e propria contro-piattaforma con pesanti ricadute sui lavoratori: aumenti retributivi solo dal 2017, spostamento del salario su voci diverse dalla paga base, eliminazione degli scatti di anzianità e dei premi di produzione, forte aumento della flessibilità contrattuale, contrattazione di secondo livello a costi invariati. Troppo distanti le posizioni e troppo pesante il costo per i lavoratori di un settore che in realtà presenta una tenuta e una prospettiva di crescita importanti. Inevitabile la mobilitazione».

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