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Prende i risparmi della zia di 93 anni: rischia processo

di Carlo Gregori
Prende i risparmi della zia di 93 anni: rischia processo

Spilamberto. Accusato di aver plagiato l’anziana poco lucida: si è appropriato di 25mila euro facendole firmare le carte prima che andasse alla casa di riposo

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SPILAMBERTO. Nipote rischia processo per aver circuito l’anziana zia facendosi dare tutti i soldi sul suo conto corrente. Al centro dell’udienza preliminare davanti al giudice Andrea Romito ci sono due problemi: capire se l’anziana era in grado di intendere e di volere e se il nipote sapeva del suo stato di salute mentale e di lucidità nel decidere. Sul primo punto, una perizia sostiene che l’anziana era affetta da attacchi di demenza. Sul secondo punto ieri si è aperta un’accesa controversia tra le parti: la difesa, avvocato Paolo Petrella, sostiene che quei soldi sono una sorta di donazione; la parte offesa, avvocato Domenico Giovanardi, lo nega e ritiene che siano stati presi subdolamente.

La vicenda nasce tra anni fa a Spilamberto, dove l’anziana abitava da una vita nella casa di sua proprietà, oggi goduta in usufrutto e affittata ad altri.

La donna ha 93 anni e abita da sola. Non ha né marito né figli. I nipoti (figlie di due fratelli) la convincono che non ce la fa più a stare in quelle condizioni in quella casa grande e così l’anziana decide di ritirarsi in una casa di riposo. Ma prima succede che un nipote ottiene la sua firma e in banca, con alcuni giri di conto, entra in possesso di 25mila euro. Una cugina se ne accorge e chiede la restituzione. Ma siccome l’altro non cede, scatta la denuncia per circonvenzione di incapace fondata sul fatto che la zia era visibilmente affetta da attacchi di demenza. Dell’accaduto è stata quindi informata la Procura con un esposto firmato dalla cugina che chiede che il parente restituisca il denaro preso.

Secondo l’accusa, infatti, questi era perfettamente consapevole che la zia anziana non era per niente lucida, soprattutto quando le ha fatto firmare le carte che permettevano di accedere con giri di carte bancarie al suo denaro. La stessa zia, secondo una testimonianza, avrebbe confidato piena di amarezza a un’amica di aver capito cosa aveva fatto il nipote: «Mi ha portato via i sudori di una vita», ha detto.

Ma il nipote non solo non ha mai restituito i 25mila euro della zia e si difende a spada tratta dicendo che tutto è stato fatto in modo lecito e alla luce del sole e che quel denaro era una sorta di donazione che la zia gli aveva fatto per ricompensarlo delle sue attenzioni.

Insomma, siamo di fronte a un caso molto diffuso in tante famiglie. Il perito ha certificato che non lo era. Il 30 maggio il giudice ascolterà il cassiere della banca e deciderà se rinviare a giudizio il nipote.

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