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Facchino muore sul lavoro, tre patteggiano

Era cardiopatico, aveva subito interventi al cuore e l'azienda aveva le carte sanitarie per conoscere la sua condizione e dargli una mansione adeguata. Invece una mattina fredda si è trovato come...

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Era cardiopatico, aveva subito interventi al cuore e l'azienda aveva le carte sanitarie per conoscere la sua condizione e dargli una mansione adeguata. Invece una mattina fredda si è trovato come ogni giorno a consegnare due quarti di cavallo macellato da 50 chili l’uno. Era davanti al supermercato Famila di Mirandola e, appena uscito mentre stava per salire sul furgone, si è accasciato morendo sul colpo. Per questi motivi le titolari dell’azienda che commercia e distribuisce carni equine ieri hanno patteggiato davanti al giudice Eleonora De Marco per il reato di omicidio colposo in infortunio sul lavoro. Sono madre e due figlie, tutte residenti a Reggio Emilia città: la madre, S.M., 49 anni, ex amministratore unico, si è accordata per una pena di un anno e sei mesi, la figlia S.G, 20 anni, amministratore unico, per un anno e un mese e l’altra figlia 22enne, S.L., attuale datore di lavoro di fatto, undici mesi. La vittima è Mustafà E.H., 56 anni, marocchino, residente a Correggio con moglie e due figli.

Era stato assunto nel 2010 dalla piccola azienda di Reggio con la mansione di facchino. Nel 2013 viene qualificato magazziniere ma solo in busta paga. In realtà, è incaricato di portare in giro il furgone e consegnare le carni equine prese dal macello. Ogni giorno portava due o tre pezzi da 50 chili senza poter scaricarli e trasportarli con un carrello perché nel furgone questo strumento di lavoro non c’era.

Fatto sta che la mattina del 16 dicembre 2013 Mustafà parcheggia davanti al Famila, si carica i due pezzi da 50 chili, li consegna, esce e cade e muore sul colpo. Che fosse cardiopatico era un fatto notorio. Esiste un nesso causale tra cardiopatia e morte? Ne è sicuro il procuratore Lucia Musti che ha seguito le indagini. Anche la parte civile, vedova e figli assistiti dall'avvocato Valeria De Biase, ritengono che non ci siano dubbi. Ma di tutto questo non si è discusso ieri, perché Procura e difesa si sono accordati per un patteggiamento.

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