Una frizzante rivincita per il nostro Lambrusco
Due testate giornalistiche una d'Oltremanica e l'altra d'Oltreoceano, l'inglese Telegraph e il californiano Los Angeles Times, pochi giorni fa hanno tessuto le lodi del Lambrusco, facendo nomi, cognomi ed etichette, definendoli vini deliziosi
MODENA. Due testate giornalistiche una d'Oltremanica e l'altra d'Oltreoceano, l'inglese Telegraph e il californiano Los Angeles Times, pochi giorni fa hanno tessuto le lodi del Lambrusco, facendo nomi, cognomi ed etichette, definendoli vini deliziosi, esaltando il fatto che oggi alcune cantine producono strepitosi prodotti, quasi irriconoscibili rispetto ad altri "tipo"di Lambrusco ai quali il mercato li aveva abituati, addirittura gli inglesi e i californiani sono sorpresi di scoprire che il lambrusco vero non è bianco.
L'altra faccia della medaglia di tutti questi elogi resta la criptica tirata di orecchie a chi ha fino ad ora riservato al mercato estero prodotti che definiscono "effervescente roba dolce" una cattiva reputazione cresciuta assieme al successo di vendita, il vino vittima del suo stesso successo da scelte sbagliate a partire dagli anni Ottanta che evidentemente oggi non funzionano più.
Gli esperti chiamati in causa sono Jeremy Parzen, wine writer, lo chef Steve Sansone, Bruno Cernecca amministratore delegato di Vini Italiani e Dan Keeling of Noble Rot magazine, unanimi nel definire il Lambrusco autentico, un vino delizioso che non teme rivali. Sono ancora i piccoli produttori artigianali a salvare il Lambrusco, quei produttori guardati con ammirazione e grande rispetto, tra quelli citati ci sono i modenesi: Paltrinieri, Podere il Saliceto, Fattoria Moretto, Opera 02 di Ca' Montanari. Alcune definizioni date al Lambrusco dalle testate estere sono molto gustose e divertenti come "soul, funky, spritzy, deep purple, food-friendly".
* Il Lambruscologo
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