Tra provocazioni e rigore i nuovi “diktat” degli stilisti
Gucci il più trasgressivo e modaiolo, gli improbabili accostamenti di Prada gli echi siderali di Versace, la nostalgia di Corneliani e la haute couture di Zegna
È difficile individuare un comune denominatore in questa tornata di sfilate. Alcuni brand ha cercato di innovarsi mantenendo fede al proprio heritage, altri hanno completamente cambiato le carte in tavola, altri ancora sono andati oltre, parlando linguaggi forse un po’ troppo “avanti” per il nostro Paese. Ma del resto, non è solo all’Italia che si riferiscono commercialmente. È il caso di Gucci che prosegue con il suo trend a-gender, che sempre fa discutere. Stavolta è la presenza della scrittrice, artista americana Hari Nef, prima modella transgender, unica nel suo genere come la collezione proposta da Michele che continua nel suo lavoro di demolizione delle regole imposte dalle etichette di “eleganza”, per riscriverne di sue in totale libertà. Con risultati molto forti che però incontrano molto il gusto del fashionisti. Un’altra amante delle ribellioni stilistiche è Miuccia Prada che ancora una volta arriva dritto al fulcro, facendo sfilare i suoi modelli su una piazza che ricorda quella in cui l’Inquisizione Spagnola metteva alla berlina i condannati, piazza che nella vita odierna è rappresentata dai social network dove tutti insultano tutti. Parlando di vestiti Prada ha trovato ispirazione nei grandi accadimenti della storia, dai momenti bui (come questo) a quelli più positivi, mescolandoli e unendoli con insospettabili fili logici: così, ecco i caban da lupo di mare, le stampe improbabili per le camicie con eroi mitici che si mescolano a quelli dei cartoon e i cappellini da marinaio. Versace guarda al cielo, a quello siderale dello spazio più buio dove ogni bagliore fa risplendere anche a milioni di chilometri di distanza. Bianco ottico e argento per giacche, pantaloni, giubbotti che virano poi ai colori dei tramonti violetti, cospargendo il denim, i revers e le maglie di bagliori, come prodotti dal passaggio delle code delle comete. Ampi volumi per i top, contrastano con le aderenze dei pantaloni. Atmosfera più cupa da Corneliani, che fa sfilare i modelli su una strada milanese sotto la pioggia. E’ un mood lunatico, retrò, in cui lo stile classico del brand è infuso di nostalgia per gli anni '40 con le spalle leggermente oversize, i pantaloni fluidi e a vita alta e i giacconi corti ai fianchi. Da Ermenegildo Zegna si percepisce l’eredità di Yves Saint Laurent con i quasi dieci anni passati da Stefano Pilati a capo della maison francese. Una collezione per un maschio “prezioso”, che prende in prestito dalla couture perline, ricami, jacquard e fil coupé e li traduce in un abbigliamento maschile fatto di volumi studiati per ogni cliente. (m.v.m.)
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