Cinquecento in piazza per dire sì alle unioni civili
Un animato flash mob a ritmo di musica e con tanti palloncini a forma di cuore Studenti: «A scuola non si parla mai di persone Lgtb». Oggi le sentinelle in piedi
Un’invasione pacifica di colori e suoni per la conquista di un diritto civile. Ieri pomeriggio piazza Mazzini s’è riempita di persone di tutte le età. I più piccoli sollevavano lo sguardo al cielo, rivolto a tanti palloncini tinti di rosso a forma di cuore. La domanda sorgeva spontanea: perché? Per sostenere una lotta che riguarda tanti giovanissimi del nostro Paese. Secondo Giuditta Pini, parlamentare del Partito democratico, la “stepchild adoption” può risolvere la situazione di «80mila bambini in Italia».
La cosiddetta “adozione del figliastro” è uno dei punti più sensibili nel disegno di legge Cirinnà. Cosa prevede? «Se succede qualcosa al mio compagno - ha spiegato Alberto Bignardi - posso adottare suo figlio». I bambini presenti a "Svegliati Italia" possono non conoscere il dibattito in questi giorni in Parlamento. Eppure, hanno apprezzato il flash mob che ha animato la piazza. La mobilitazione è stata come un fiume che erode un muro. Dapprima, una ragazza ha iniziato a ballare tra due file parallele. La prima “goccia” è stata presto raggiunta da altre e anche da un ragazzo. Il ritmo ha preso il sopravvento, la musica era uno stimolo per “lanciarsi nella mischia”. L’assessore alle Pari opportunità Ingrid Caporioni ha raccolto l’invito come giovani di oggi e di ieri. I movimenti rafforzavano il senso delle parole contenute nelle canzoni: “rompere le catene”. Un modo per spezzare il muro dell’omofobia e lasciare che il fiume dei sentimenti fosse libero di fluire. Non è un caso che l’ultimo testo sonoro sia stato “Il mio canto libero”.
Prima che risuonasse la nota finale, i partecipanti al ballo collettivo hanno preso uno dei palloncini rossi e lo avevano sollevato in aria. Infine, con un movimento quasi sincronizzato, lo avevano lasciato libero di volare nel cielo terso. I colori della manifestazione erano già in rete. Con l’hashtag “#svegliatiItalia”, studenti e politici davano aggiornamenti in diretta. I racconti su Twitter non erano lunghi, ma densi di significato. Così le immagini, cariche di colori dell’arcobaleno, bandiere, volti che mescolavano la determinazione alla felicità di esserci stati. Una presenza “silenziosa” è stata rappresentata dal sindaco. Gian Carlo Muzzarelli non ha tenuto un discorso istituzionale. Tuttavia, ha desiderato lo stesso lanciare ai giornalisti un messaggio di supporto alla lotta. Due i concetti chiave: «responsabilità e scelta d’amore». Così i rappresentanti della Rete degli Studenti, supportati dall’Unione degli Universitari: nessun intervento con il microfono, ma una fotografia sulla realtà modenese. «Nella mia scuola, il San Carlo, non si parla di persone Lgbt», ha esordito Camilla Scarpa. La sigla indica “lesbiche, gay, bisessuali, transessuali”. Categorie che, ancora nel 2016, spesso finiscono all’indice. «Ci sono stati diversi casi a Modena in cui si volevano fare assemblee d’istituto - ha ripreso la giovane, coordinatrice provinciale degli Studenti Medi - ma spesso ci sono stati problemi con i genitori, le famiglie, gli insegnanti e i presidi. Un esempio? Le critiche al Muratori per l’assemblea con l’ex parlamentare Luxuria. Una polemica ormai divenuta “classica” e non semplicemente per il tipo d’istituto in cui si è tenuta.
«Sono fatti negativi - ha aggiunto Camilla - e per questo è importante fare formazione su questi temi. Il rischio è quello di alimentare l’omofobia e il razzismo omofobo. Il caso Luxuria non ha insegnato molto: in altre scuole ci sono ancora grossi problemi». «Modena si sta muovendo - ha concluso Bignardi - ci muoviamo passo dopo passo».
E oggi pomeriggio piazza Mazzini ospiterà una battaglia all’antitesi di questa. Alle 16,30 le Sentinelle in piedi a sostegno della famiglia tradizionale.
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