La clinica degli animali unica in Italia
Fondata da Piero Milani, ne soccorre in media tremila ogni anno
Da anni in prima linea con il corpo forestale dello Stato contro il bracconaggio - attività nefasta che in alcune regioni italiane ha assunto le proporzioni di vera e propria piaga sociale - il Pettirosso non solo è una risposta concreta a chiunque si trovi faccia a muso con un animale selvatico in difficoltà e non sappia a che santo votarsi. Fondato nel 2000 da Piero Milani e forte di un nome di battesimo che rievoca l'imponente operazione annuale pensata ad hoc per contrastare i tanti bracconieri che nelle valli bresciane fanno strage di piccoli pennuti, il Pettirosso offre anche asilo a specie protette detenute illegalmente e quindi sequestrate. Senza eguali in Italia, il centro vanta numeri da record. Sono infatti oltre tremila gli animali recuperati dai volontari ogni anno. Di questi l'80% torna nel bosco (il tasso di mortalità non supera il 15- 20%). «Siamo attivi 24 ore su 24, copriamo tutto il territorio. Quando ci chiamano per un'emergenza - spiega Enrica - non possiamo perdere neppure un istante. Gambe in spalla, dobbiamo correre. Con il passare del tempo le possibilità di recupero si riducono al minimo». Ma oltre a garantire un servizio di pronto soccorso eccellente, il Pettirosso si rivela una scuola di vita. Qui, sulla Nonantolana, il valore del fare è garantito dall'impegno indefesso di volontari motivati che giorno dopo giorno imparano a conoscere la fauna selvatica. È infatti necessario acquisire competenza ma ancora prima consapevolezza: prendersi cura di una volpe, di un cinghiale o anche del tenero Bambi non è come trastullarsi con il proprio cagnolino. “Mentre allatti un cucciolo mantieni sempre un rigoroso silenzio. I vostri sguardi non si devono neppure incrociare”. Me lo disse Milani anni fa. Parole che ancora oggi restano scolpite nella mia memoria.
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