Medolla, le famiglie incatenate all’Haemotronic: «Assurde archiviazioni»
Protesta contro l’ordinanza che scagiona gli indagati «Testimoni mai sentiti, operai indotti a lavorare, poi i crolli»
MEDOLLA. Sette testimoni, tra i quali operai ed ex operai Haemotronic non sono stati convocati dal giudice. Inoltre, dalle dichiarazioni di alcune persone, sembra che i lavoratori siano stati “persuasi” a tornare al lavoro dopo la scossa del 20 maggio 2012: circostanze controcorente, rispetto a quanto riportato dalla ordinanza di archiviazione del giudice dove c’è scritto che nessuno fosse stato obbligato a ritornare nella fabbrica che poi è crollata il 29 maggio.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.12828322:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.12828322:1650029894/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ordinanza sotto accusa. Anche per questo, perché venga fatta chiarezza e per protestare contro un’ordinanza di archiviazione giudicata “scandalosa”, ieri le famiglie di Biagio Santucci, Matteo Serra, Giordano Visconti e Paolo Siclari, i quattro lavoratori che hanno perso la vita quel tragico 29 maggio sotto il capannone dell’Haemotronic di Medolla, si sono incatenati davanti alla ex fabbrica. Fabbrica ricostruita altrove con l’aiuto della Regione. C’erano anche le famiglie di altri quattro lavoratori scomparsi nel ferrarese il 20 maggio.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.12854958:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/il-procuratore-musti-caso-haemotronic-noi-abbiamo-lavorato-bene/53104/53369]]
Indagini da riaprire?. «Chiederemo che vengano riaperte le indagini perché l’archiviazione non è una sentenza di assoluzione – spiega l’avvocato Patrizia Micai del comitato Emilia Vite Scosse che riunisce famigliari di tante vittime – Tra il 20 e il 29 maggio 2012 non si poteva fare qualcosa? Chi ha controllato l’agibilità tra queste due date? Inoltre, il giudice scrive che “non sono emersi neppure elementi che possono indurre a ritenersi che le vie di fuga non fossero libere e ben segnalate…”. Cerchiamo gli elementi per ricostruire le vie di fuga. Questo è un infortunio, e l’indagine va fatta in quanto tale. Inoltre, sempre il giudice scrive che non risulta che i lavoratori fossero stati obbligati a ritornare, ma c’è chi lo contraddice».
Il testimone. Uno di questi è Andrea Visconti, fratello di Giordano, il quale ricorda che «mio fratello si è sentito dire: “il tuo contratto è in scadenza…» da chi l’ha chiamato dall’azienda. Affermazione che non obbliga, ma suona comunque persuasiva nel convincere a rientrare al lavoro. Inoltre, non sono stati ascoltati i nostri testimoni».
Circostanza confermata anche da Anna De Prisco, mamma di Giordano Visconti. «Nel giudicare hanno omesso molte cose – racconta, nel dolore – come i testimoni a nostro favore che non sono stati chiamati: sono sette tra operai ed ex operai. Non è possibile, inoltre, che un processo con giovani vite spezzate venga chiuso così».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.12831942:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/haemotronic-le-voci-dei-parenti-delle-vittime/52981/53246]]
La rabbia. I parenti parlano poi di continui rinvii e tempi della giustizia che non vanno di pari passo con l’importanza della questione. «Non ci sono parole – commenta Anna Cannavacciuolo, mamma di Biagio Santucci – quanto emesso dal giudice è scandaloso”. E c’è anche chi, come l’ex operaio Haemotronic, Marco Biagetti, afferma di avere segnalato “anomalie, una colonna spostata e potenzialmente pericolosa”, al rientro al lavoro ma non sono stato ascoltato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
