Mammografia: rivoluzione “Dbt”
Donata una nuova apparecchiatura che permetterà esami più approfonditi nella lotta ai tumori
Da questa settimana sarà attiva al Policlinico una nuova importante apparecchiatura diagnostica: la prima tomosintesi mammaria tridimensionale, donata da Ga Operations Spa. L’apparecchiatura, che sarà a disposizione della rete provinciale per la lotta al tumore al seno, è stata consegnata alla Struttura complessa di Radiologia, diretta dal prof. Pietro Torricelli. Si tratta del modello “Selenia Dimensions Avia Tomo Ready” della Hologic, uno strumento di ultima generazione che permette una estrema accuratezza diagnostica nello scoprire e localizzare le lesioni mammarie e di evidenziare quelle che possono sfuggire alla mammografia tradizionale bidimensionale, grazie alla combinazione di immagini acquisite a due dimensioni, a tre dimensioni e con tomosintesi tridimensionale multi-strato.
Nella mammografia tradizionale, la mammografia bidimensionale (2d) rappresenta l’esame migliore di diagnostica senologica: consente di effettuare diagnosi precoce di tumore al seno, riducendo sia il numero di tumori diagnosticati in fase avanzata che il tasso di mortalità. Ma una percentuale significativa di tumori (fino al 40%) può non essere identificabile, in quanto caratterizzata da segni minimi e non sempre riconoscibili all’esame mammografico iniziale. «Il problema - spiega Pietro Torricelli, direttore del Dipartimento integrato Diagnostica per Immagini - è legato al più importante limite della mammografia 2D, ovvero la densità mammografica; infatti, la valutazione di strutture tridimensionali, quali i corpi mammari, mediante un esame bidimensionale comporta la sovrapposizione delle diverse componenti del tessuto fibro-ghiandolare mammario denso, che può limitare la visibilità di lesioni neoplastiche. Le conseguenze sono, da un lato, la difficoltà a riconoscere le lesioni più piccole, dall’altro il rischio di avere “false immagini” e reperti sospetti». La cosiddetta “tomosintesi digitale della mammella” (Dbt) rappresenta quindi un’ottima soluzione a questo problema. «La Dbt permette di visualizzare la quasi totalità di quelle lesioni che possono sfuggire alla mammografia tradizionale - conclude il prof. Torricelli - dal momento però che la Dbt si basa su esposizioni multiple, va attentamente valutato il rischio di accrescere la dose di radiazioni». La Dbt ha importanti applicazioni nel campo dello screening. Dato che la Dbt consente di superare il limite della densità mammaria, appare più agevole l'identificazione delle lesioni espansive, con migliore caratterizzazione della loro forma e contorni, nonché dell'ampiezza e dell'architettura delle “distorsioni parenchimali”. Anche nei seni a prevalente componente adiposa, l'apporto migliorativo della Dbt è rappresentato da una maggior capacità di individuazione di lesioni di piccole dimensioni, che possono talvolta sfuggire alla mammografia 2d. È anche possibile effettuare un campionamento bioptico della lesione. «La Dbt installata al Policlinico - spiega il radiologo Rachele Battista - verrà comunque utilizzata come diagnostica di secondo livello alla quale si accederà sulla base della valutazione di ogni singolo caso, effettuata dal Radiologo Senologo».
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