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La Fondazione deve vendere Unicredit

Tre anni di tempo per ridurre il patrimonio azionario quasi della metà: significa meno soldi per Modena in dividendi

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Arriva il primo serio “problema” per il nuovo presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Modena Paolo Cavicchioli ed è una questione da “giramento di testa” riguardando le azioni societarie di Unicredit Banca (2,1% del capitale sociale attraverso la holding Carimonte).

Parliamo infatti di un affare che gli esperti con una prima approssimazione calcolano in circa una decina di milioni di euro, anche se naturalmente in fondazione stanno “abbottonati”. Tutto dipende dal recente Protocollo firmato dall'Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa (Acri) e del Ministero dell'Economia, nato per regolamentare le fondazioni ex bancarie. Questo documento, infatti, prevede che in un dato tempo, massimo tre anni, questi enti privati dall'ampio patrimonio abbandonino larga parte delle partecipazioni negli istituti di credito conferitari. E alcuni esperti hanno già calcolato che per l'istituto modenese di Palazzo Montecuccoli voglia dire “alleggerirsi” di circa l'1-1,2% delle sue partecipazioni in Unicredit. Questo considerando che attualmente il patrimonio della fondazione è per oltre il 50% relativo a Unicredit tra la quota azionaria diretta e quella conferita tramite la holding Carimonte insiene alla Fondazione del Monte di Bologna. Ma naturalmente tutto ciò vale per ogni fondazione. Andiamo con ordine. Il Protocollo, composto da 13 articoli in tutto, entra in vigore tra poche settimane. Il documento dell'Acri lo dice chiaramente: le Fondazioni di origine bancaria «non devono controllare banche anche attraverso accordi, in qualsiasi forma conclusi, che consentano l'influenza di un'influenza dominante». Non solo: «Il patrimonio non può essere impiegato, direttamente o indirettamente, in esposizioni verso un singolo soggetto per un ammontare complessivamente superiore a un terzo del totale dell'attivo dello stato patrimoniale della fondazione». Insomma le fondazioni dovranno “smobilizzare” in parte le loro quote nelle banche e ciò interessa anche in parte alcune delle quattro fondazioni modenesi (sono Modena, Carpi, Mirandola e Vignola). La vicenda riguarda, appunto, in particolare Modena con parte delle quote azionarie di Unicredit, mentre il nuovo protocollo non tocca Vignola e Mirandola che non hanno asset prevalenti nelle vecchie banche conferitarie. Ovviamente per la vendita c'è un po’ di tempo, tre anni, ma ovviamente in fondazione si stanno organizzando per tempo visti i tempi. Una vendita molto elevata di azioni di Unicredit potrebbe infatti portare a minusvalenze e dunque a un vero e proprio bagno di sangue. Occorrerà infatti vedere se quando si venderà la borsa e i titoli bancari saranno in crescita (non oggi, per dire), inoltre occorrerà calcolare una tassazione molto elevata sulla venite. Infine occorrerà tenere presente che meno dividendi in Unicredit vorrà dire fatalmente meno erogazioni per il territorio (nel 2008, anno pre crisi economica, donava al territorio 37 milioni di euro nel 2014 scesi a 19,4 milioni). Una voce, quest'ultima, fondamentale per tutti. Occorre dunque pensare a sistemi che non deprezzino il patrimonio in tempi economici non semplici. Si vedrà come amministratori e consulenti della fondazione affronteranno il problema non di secondo piano. Modena, infatti, nel panorama delle 19 fondazioni presenti in Emilia Romagna gioca un ruolo da “ricchi”.

Stefano Luppi

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