Gazzetta di Modena

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Ricatta avvocato: arrestata prostituta

di Carlo Gregori
Ricatta avvocato: arrestata prostituta

I due trascorrono un sabato sera piccante nello studio legale ma lei si infuria per il compenso e gli ruba il timbro personale

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L’avvocato - un modenese 45enne del quale non si conosce l’identità - l’aveva già adocchiata dato che, a quanto pare, bazzicava sulle strade modenesi dove lavorano le “lucciole”.

Gli piaceva e se la ricordava bene e così quando si è presentato l’ha “ingaggiata” per una sera particolare. Ha caricato la ventunenne rumena sulla sua auto e l’ha portata nel suo studio legale, sapendo che sabato sera a quell’ora era vuoto e non sarebbero venuti né colleghi né segretarie. Aveva tutto il tempo che voleva per quella prestazione sessuale a pagamento.

E infatti l’avvocato se l’è presa comoda. Dopo aver fatto sesso sulla scrivania del suo studio, si è concesso qualche altro sfizio. Ma alla fine la ragazza si è ricomposta e, spiegandogli che voleva andarsene, gli ha chiesto il compenso. È stato in quel momento che la situazione si è fatta difficile.

La ragazza ha presentato il conto: seicento euro. L’avvocato è rimasto di stucco. La “prestazione professionale” è stata complessa e prolungata, ha spiegato la professionista, non era una “volta e via”. Ecco perché pretendeva tanti soldi. L’avvocato le ha dato duecento euro, ma la ragazza non ne ha voluto sapere: seicento voleva e seicento le doveva dare. L’avvocato ha mercanteggiato e alla fine le ha dato altri duecento euro dicendo che non avrebbe aggiunto un soldo in più. In questo finale in picchiata per la loro serata di “amore in vendita”, la giovane prostituta è andata su tutte le furie perché riteneva che quella fosse la cifra concordata e non quanto improvvisava l’avvocato. Così proprio sul tavolo lei ha agguantato il timbro personale del legale e lo ha messo nella borsetta andandosene.

Con una telefonata l’avvocato è venuto a sapere che lei aveva il suo timbro. La ragazza ha preteso i duecento euro per restituirlo oppure faceva scoppiare uno scandalo: il timbro sarebbe stata la prova che era stata nello studio legale.

I due hanno preso accordi per incontrarsi in strada domenica mattina. L’avvocato però è andato dai carabinieri e con loro si è accordato per una trappola. L’indomani si è presentato all’appuntamento seguito a distanza da militari in borghese che sono intervenuti al momento del pagamento. La ragazza è stata ammanettata in stato di arresto per estorsione. Ieri mattina è comparsa davanti al giudice per il processo con rito direttissimo.

Assistita dall’avvocato Flavia Sandoni, ha patteggiato una pena minima concordata con la pubblica accusa: 1 anno e 9 mesi. La pena è stata sospesa, perché la ragazza risultava incensurata. Al termine dell’udienza è tornata libera.

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