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Bper punta all’acquisto di Nuova Carife

Bper punta all’acquisto di Nuova Carife

L’istituto modenese valuta l’ipotesi che riguarda la “good bank” ferrarese dopo lo scorporo delle sofferenze

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Bper getta le basi per farsi trovare pronta nel momento in cui il grande rinnovamento del sistema bancario andrà a compiersi. Rinnovamento già ampiamente in atto e allora non solo trasformazione da società cooperativa in spa, non solo aggregazioni per affrontare al meglio il mercato prossimo futuro ma anche possibili acquisti o incorporazioni di altri istituti di credito.

E in questo ambito ecco la “manifestazione di interesse” che fonti vicine a Bper ieri hanno confermato per Nuova Carife, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara, una delle 4 good bank sorte dai rispettivi istituti di credito in grave difficoltà. Altre fonti giornalistiche, come Il Sole 24 Ore, non si limitano a parlare di “manifestazione di interesse” ma specificano che «Bper ha presentato un'offerta per la Nuova Carife nell'ambito della gara per la vendita delle quattro “banche ponte” nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e, appunto, Carife».

Lunedì scorso era infatti la scadenza per presentare le manifestazioni di interesse per le "good bank" nate dopo l’intervento della Banca d’Italia. E Bper non si è lasciata sfuggire l’occasione.

In particolare per le quattro banche in amministrazione straordinaria sono state applicate le nuove norme europee sul salvataggio degli istituti in crisi. Per queste banche è stata prevista la creazione di una banca cattiva e di una banca buona (ossia la Nuova). Alla prima sono state conferite le sofferenze, vale a dire i crediti di difficile riscossione, in parte ripagati con la svalutazione delle azioni e delle obbligazioni subordinate, quindi con un apporto del cosiddetto Fondo di Risoluzione che ha impiegato circa 3,6 miliardi di euro, dei quali 1,7 a copertura delle perdite e 1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche buone. Ora il Fondo di risoluzione, creato appositamente da Banca d’Italia per situazioni di questo genere, attende di recuperare queste risorse con le rispettive vendite. Infine 140 milioni di euro sono stati impiegati dal Fondo di Risoluzione per dotare di un capitale minimo la "banca cattiva". Intesa, Unicredit e Ubi Banca hanno inizialmente anticipato le risorse al Fondo di Risoluzione a tassi di mercato e con scadenza massima a 18 mesi. Complessivamente dopo gli interventi le sofferenze confluite nella banca cattiva sono passate da 8,5 a 1,5 miliardi di euro.

Il manager Roberto Nicastro, ex Unicredit, è stato nominato presidente delle quattro banche buone e ora ha l’incarico di cederle sul mercato valutando appunto le manifestazioni di interesse e le successive proposte.

Stefano Turcato

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