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Gli studenti: «Ricordare è un valore»

di Andrea De Carlo
Gli studenti: «Ricordare è un valore»

Tanti pareri tra i ragazzi delle scuole superiori: «Si può fare molto di più e non parlarne soltanto una volta all’anno»

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Oggi verrà celebrato il 71esimo anniversario della Giornata della Memoria. In tutta Italia numerose saranno le iniziative per ricordare le vittime dell'olocausto, anche tra i giovanissimi, che attribuiscono tutt'oggi un grande valore al ricordo, come ci spiega Maria Luisa Basciu, studentessa di Modena: «Riunirsi assieme per ricordare determinate pagine della nostra storia è l'unica soluzione per evitare che questi eventi non si ripetano più. Se ne si parla a casa? Sì abbastanza, soprattutto in questo periodo».

Federico Marmo le fa eco, sottolineando il profondo significato di questa giornata: «Bisogna ricordare ciò che è avvenuto per non far sì che la gente morta resti morta anche nei nostri ricordi. In casa non ne parliamo: direi che siamo tutti consapevoli e d'accordo su quale sia l'importanza della cos».

Grigorij Filippo Calcagno ci fornisce poi un suo dettagliato punto di vista sul 27 gennaio: «Ricordare la strage della Shoah come le tante altre stragi dell'umanità e conoscerne a fondo le dinamiche dovrebbe essere esercizio quotidiano di noi tutti. In famiglia siamo concordi su questo aspetto». Luca Sola studente del Fermi: «Molto importante è la diffusione del concetto di “ricordare per evitare", soprattutto nei bambini, nei ragazzi, che saranno le fondamenta del nostro futuro popolo. Il Giorno della Memoria deve essere visto come un insegnamento da tramandare di generazione in generazione, per scoraggiare l'ignoranza e capire fino in fondo il dolore e la sofferenza di chi è stato massacrato perchè considerato diverso». Anche la famiglia deve contribuire a questa memoria collettiva: «A casa mia si parla molto, ma effettivamente il 27 gennaio è un evento che viene affrontato solo una volta all'anno e, anche se è da ritenere di massima importanza, viene affievolito o comunque "addolcito" da qualche film, libro o racconto: rare sono le discussioni a riguardo».

Alessandra Toscano: «Attribuisco un grande valore a questo giorno. La liberazione del campo di concentramento di Auschwitz era, è e rimarrà un monito per la nostra e le future generazioni». Emblematici anche pensieri e dichiarazioni di Federico Paglia e Andrea Pellacani. Il primo ci dice: «Commemorazione non vuole dire aprire gli occhi una volta l'anno perchè te lo dicono gli altri e poi tanti saluti, questa parola deve dare la spinta a uno spunto di riflessione, in special modo ai giovani. Raramente io e la mia famiglia abbiamo affrontato questo argomento, solo in caso di visita ad alcune strutture come il campo di sterminio di Trieste». Andrea invece afferma: «La memoria di un evento fa sì che essa rimanga viva: le vittime vanno ricordate, in più far sapere alle nuove generazioni periodi cardine del passato per comprendere al meglio anche il presente». Nicolò Bettelli: «Gli orrori commessi è necessario ricordarli per non ripeterli, sono un po' critico però a proposito delle iniziate che promuove il nostro Paese: penso si possa e debba fare molto di più per ricordare a dovere questa strage di portata mondiale».

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