Gazzetta di Modena

Modena

Castelnuovo, stop allo sciopero dei veleni alla Castelfrigo

di Giovanni Balugani
Castelnuovo, stop allo sciopero dei veleni alla Castelfrigo

Chiuso il presidio dopo il tavolo in Prefettura, ma c’è chi accusa: «Ci hanno impedito di lavorare con la forza». E la proprietà denuncia perdite per oltre 200mila euro

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELNUOVO. Si chiude lo sciopero dei lavoratori delle due coop appaltanti, Ilia e Work Service, della Castelfrigo. Un vero e proprio presidio tenutosi negli ultimi tre giorni davanti all’azienda castelnovese, specializzata nella lavorazione delle carni. La svolta grazie ad un incontro in prefettura: «A fronte della disponibilità a valutare le richieste sindacali - fanno sapere Flai e Filt Cgil - sul rispetto della corretta applicazione contrattuale per i 150 lavoratori, le due cooperative e i rappresentanti di Castelfrigo hanno chiesto qualche giorno per verificarne le compatibilità».

E questo è un fatto: da ieri, giovedì 28 gennaio, la produzione riprenderà. Ci sono, però, alcuni risvolti meno chiari della vicenda, uno strascico di polemiche e veleni tra le parti, che esplode in un “contro-presidio” organizzato ieri dalla direzione aziendale ad alcune centinaia di metri dalla sede dove era ancora in corso il presidio. Una manifestazione a cui sono presenti anche molti lavoratori diretti della Castelfrigo.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.12860491:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/castelnuovo-il-contro-sciopero-della-castelfrigo/53120/53385]]

Ma non solo, ce ne sono anche alcuni delle coop: «Chi sta scioperando - dice un loro portavoce - non sa nemmeno per quale motivo si trovi lì, con una bandiera in mano». Le richieste degli scioperanti sono varie: vanno dalla denuncia dell’impossibilità di usufruire del bagno durante l’orario di lavoro alla richiesta di un contratto da alimentarista (ovvero un addetto specializzato nella lavorazione della carne) e non da facchino. «Il mio salario è giusto per le mansioni che svolgo e quando devo andare in bagno lo chiedo senza problemi», prosegue il portavoce, e tanti accanto a lui annuiscono.

I sindacati hanno anche accusato la Castelfrigo di aver fatto entrare sostituti di nascosto: «Ma quali sostituti - ribatte Cecilia Berselli, numero uno di Castelfrigo - erano i nostri dipendenti che cercavano di andare a lavorare e gli è stato impedito da chi scioperava».

La Castelfrigo ha 100 lavoratori diretti, una trentina sono presenti al “contro-sciopero”: «Volevamo entrare, ma avremmo dovuto fare a botte per riuscirci. Per non parlare delle minacce ricevute». Accuse su accuse, un muro contro muro che si è leggermente allentato dopo l’incontro in Prefettura (lunedì ve ne sarà un altro), ma i danni per l’azienda restano: «Noi lavoriamo il fresco - spiega la Berselli, affiancata dal legale Domenico Giovanardi - e restare fermi tre giorni è un bagno di sangue. Abbiamo carne ferma nei frigoriferi, per non parlare di quella arrivata sui camion già marcita. Ho dovuto fermare le spedizioni. Noi abbiamo contratti importanti e rischiamo di perderli. In trent’anni ho sempre ascoltato le richieste dei lavoratori, cercando un dialogo. Ma questa volta non c’era alcuna volontà di dialogare, è stato un attacco politico mirato: siamo il capro espiatorio per tutto il settore. Tralasciando gli attacchi personali: per tre notti ho avuto persone sotto casa che mi gridavano ladra. Ma questo è il meno, è il danno economico a colpirci feralmente. Siamo stati vittime di un picchettaggio illegale, non di uno sciopero».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google