Daniel, l’artista sopravvissuto
A Palazzo Santa Margherita un video sulla storia di Spoerri e della sua famiglia vittima della Shoah
“Histoire de mon petit Daniel”: questo il titolo del video-racconto proiettato per tutta la giornata di ieri a Palazzo Santa Margherita, in occasione della giornata della Memoria.
Sarà visibile fino al 31 gennaio il racconto per immagini in cui una mano sfoglia il diario che accompagnò i primi due anni di vita di un artista la cui vita fu segnata dal nazismo: il documento copre l'arco di tempo che va dal 27 giugno 1930 all'ottobre del 1932.
«Per il secondo anno abbiamo aderito all'iniziativa dell'associazione Ecad (Ebraismo, Culture, Arti Drammatiche) intitolato La Shoah nell'arte - spiega Daniele De Luigi, curatore della Galleria Civica di Modena - insieme a numerosi altri musei italiani, durante il Giorno della Memoria valorizziamo un'opera all'interno della nostra collezione che presenti come tema l'arte legata alla Shoah e alla discriminazione politica e razziale perpetrata dal regime hitleriano».
Il progetto, insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica, è patrocinato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Dopo la mostra del fotografo August Sander, quest'anno l'iniziativa è dedicata all'artista Daniel Spoerri: il video proiettato in occasione della Giornata della Memoria è infatti inserito e proiettato all'interno della mostra "Daniel Spoerri. Eat Art in transformation", visitabile dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18. La storia di Spoerri parla da sé ed è segnata dalle persecuzioni naziste: il più piccolo di sei fratelli, Spoerri era figlio di un pastore luterano di origine ebraica. Nato in Romania, all'età di undici anni vide deportare il padre nel corso dei numerosi rapimenti resi possibili dal collaborazionismo rumeno.
«Il padre fu trovato soffocato in un vagone - spiega De Luigi - e solo in seguito al reperimento del certificato di morte la famiglia di Spoerri riuscì a trasferirsi in Svizzera, dove l'artista crebbe anche stilisticamente, acquisendo il cognome materno». Il diario della madre di Spoerri registra con puntualità ogni cambiamento del bambino nell'arco di quel periodo: quanto pesa, quanto è cresciuto rispetto al mese precedente, ogni quante ore mangia. È segnato il giorno in cui per la prima volta si è nutrito con il latte vaccino, c'è il racconto di un viaggio a Galati, e una serie di fotografie con didascalie a fissare momenti di vita familiare: il giorno dopo la nascita, il primo ritratto di famiglia, il primo compleanno fino alla fotografia che chiude il diario, nella quale è ritratto insieme alla sorella nell'ottobre del 1932. «Abbiamo scelto il suo lato autobiografico: - conclude De Luigi - per questo abbiamo scelto di esporre alla Palazzina dei Giardini la sua opera intitolata L'albero della civetta». Si tratta, infatti, di un'opera in bronzo molto particolare rispetto al resto della sua produzione: «L'albero secco con le foglie in cima simboleggia una dialettica tra vita e morte che è sigillo di quel periodo», spiega De Luigi.
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