Gazzetta di Modena

Modena

«Gabbi sapeva di uccidere Ricchi»

di Carlo Gregori
«Gabbi sapeva di uccidere Ricchi»

Vignola. Le motivazioni della condanna del 50enne per l’omicidio di Bettolino

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VIGNOLA. Franco Gabbi ha inferto dodici coltellate con una tale intensità e con una tale precisione verso gli organi vitali utilizzando un coltello che sapeva poter essere mortale: per questo non ci sono dubbi sulle sue intenzioni. E per questi motivi il giudice al termine del processo col rito abbreviato (quindi comprensivo di un terzo di sconto della pena) lo ha condannato a sedici anni di carcere. Lo ha invece assolto per la detenzione dell’arma perché, si legge ora nelle motivazioni appena depositate in Cancelleria, non esiste una prova certa sul suo possesso anche se numerosi indizi portano a crederlo: testimoni hanno riferito che gabbi era un collezionista di coltelli e in casa sua durante la perquisizione dopo l’omicidio i carabinieri ne hanno trovati ben cinque. Il giudice ha così riconosciuto credibile su tutta la linea la ricostruzione della pubblica accusa e della parte civile (avvocato Silvia Silvestri) che indicava in Gabbi l’autore dell’efferato omicidio stradale avvenuto la sera del 20 giugno 2014 a Bettolino di Vignola. Un omicidio nato dopo un diverbio tra due automobilisti; una discussione faccia a faccia tra Gabbi, 50enne vignolese, e la vittima, Roberto Ricchi, 51enne di Marano.

Il giudice nella sua motivazione sottolinea che tutte le circostanze esaminate, complessivamente concordanti, portano a ritenere autentica la ricostruzione del fatti della Procura e che questa è convalidata dalle perizie tecnico-scientifiche dei consulenti del pm e della parte civile oltre ad essere suffragata dalle testimonianze e dagli altri reperti messi assieme.

In sostanza, secondo il giudice, non è vero che durante la collutazione, come ha detto Gabbi in sede di interrogatorio, Ricchi lo sovrastava mettendo in pericolo la sua vita. Anzi. I due si sono affrontati faccia a faccia e le coltellate lo indicano sono state tutte indirizzate a Ricchi finché non è morto, e nessuna era diretta a Gabbi. Tutti gli elementi raccolti portano insomma a concludere che Gabbi sapesse usare il coltello e sapesse dove colpire e infine sapesse perfettamente, in quanto “esperto” di arti marziali, che i suoi colpi potevano essere letali. Per questi motivi il giudice esclude sia la legittima di difesa che l’eccesso colposo da parte dell’imputato.

Il difensore di Gabbi, avvocato Luca Brezigar, non accetta questa ricostruzione e ha già annunciato che ricorrerà in appello. La parte civile, soddisfatta, deve ricevere 250mila euro di provvisionale in vista della causa civile di risarcimento.

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