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Gli stranieri agli ordini del cinese

Chiusa pelletteria che occupa in nero italiani, albanesi e magrebini

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RAVARINO. Che il lavoro “nero” sia ancora una pratica piuttosto diffusa sul territorio è cosa certificata dai continui riscontri raccolti dai carabinieri e dalle successive disposizioni di chiusura imposte dalla legge. Che però l’imprenditoria cinese occupasse anche lavoratori di altre nazionalità è un caso piuttosto singolare, un unicum per la provincia modenese. Ed invece è quanto hanno scoperto i militari della Compagnia di Modena, con il supporto del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro e della Compagnia di intervento operativo del 4° battaglione carabinieri Mestre, durante alcuni controlli effettuati martedì. In particolare l’Arma ha fatto una verifica in un’azienda che si occupa di pelletteria di proprietà di un 41enne di nazionalità cinese. Gli ispettori erano entrati convinti di trovarsi di fronte ad una comunità unica, composta solo da connazionali del proprietario ed invece hanno fatto una curiosa scoperta. Dei dieci addetti impiegati, infatti, solo quattro erano cinesi mentre il resto degli operai sono italiani, albanesi e marocchini, tutti occupati in “nero”. Un’amalgama di dipendenti multiculturale, che dà un’indicazione di come stia evolvendo il mondo del lavoro e dello sfruttamento: il corporativismo nazionalistico finisce addirittura per essere messo da parte a vantaggio di chi è disposto a farsi sfruttare per uno stipendio.

L’azienda è stata chiusa per aver superato i limiti di occupati irregolari mentre il titolare ha subìto una sanzione di 20mila euro.

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