L’attore Guanciale a Modena: «Ai giovani consiglio di leggere tantissimo»
Intervista dei giovani di Voci dal Branco all'ormai popolarissimo Rino
MODENA. Lino Guanciale, dopo aver recitato in “Che dio ci aiuti”, “La dama velata” e “To Rome with Love” con Woody Allen, fresco del premio Flaiano come attore rivelazione dell’anno nel 2015, è tornato a lavorare in teatro con Paolo Di Paolo in “Istruzioni per non morire in pace”, di recente allo Storchi.
La rappresentazione teatrale, divisa in 3 atti in 3 serate differenti, si preoccupa con ironia di un tema delicato e al contempo spinoso: la Grande Guerra. Il regista Di Paolo è riuscito a creare un intreccio irto di vicende, amori, risate e drammi con l'ausilio di fantastici attori, facendo piombare il pubblico in un’epoca passata, ma che ancora sentiamo, come cicatrici, soprattutto in questo momento...
A fine spettacolo, abbiamo fermato Lino Guanciale.
Quale messaggio lei e la sua compagnia vuole comunicare al pubblico?
«Lo spettacolo narra del ritratto di un’epoca in una pace che sembrava infrangibile e che assomiglia molto al nostro tempo; mi piacerebbe che il pubblico tornasse a casa riflettendo sul fatto che ciò che é accaduto può sempre succedere di nuovo e sta a noi non farlo accadere ancora».
Come si è trovato a Modena?
«Modena è ormai una seconda casa, è bello vedere come tutti noi stiamo diventando parte della città che ha avuto un passato ricco di teatro».
Come è nata la sua passione per la recitazione?
«A dire la verità l’ho sempre avuta, ma ho capito che era la cosa che volevo fare solo a 19 anni. Mi ha rivoluzionato la vita e sono contento di essermene reso conto».
La famiglia e la scuola la hanno aiutata a seguire i suoi sogni? Consigli per i giovani d'oggi?
«Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi è stata sempre vicina in questa scelta bizzarra che ho fatto, la scuola era piena di arte quindi è stata un aiuto. Il mio consiglio per tutti è quello di leggere tanto; è questo che aiuta».
Che emozioni le trasmette recitare in teatro, e quali farlo al cinema?
«Recitare al cinema o per la televisione è molto divertente, perché devi far finta che sia tutto vero quando invece è tutto fintissimo: davanti a te, oltre alla macchina da presa, ci sono elettricisti e truccatori che magari stanno pure messaggiando (ride). Invece il teatro, nonostante si pensi sia finto, è più vero, perché gli spettatori sono lì vicini, l'emozione è più forte».
Come è stato lavorare con Woody Allen?
«Come stare in vacanza perché lui stesso ha preso il film come una vacanza romana, quindi è stato davvero bello e rilassante».
Con chi vorrebbe collaborare in futuro?
«Sono tante le persone con le quali mi piacerebbe cooperare, nonostante ora stia benissimo in un gruppo che rispetto e stimo. Il sogno sarebbe lavorare con Marthaler, che considero il più grande regista fuori dai nostri confini, mentre per il cinema mi piacerebbe collaborare con Inarritu...».
E quale ruolo vorrebbe interpretare in futuro?
«Cattivik. (Ride)... Mi piacerebbe moltissimo il principe di Homburg di Kleist, il mio autore teatrale preferito».
Andrea Bernagozzi
e Deborah Verrascina
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