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La Dda: «Gerrini ha mentito al sindaco»

La Dda: «Gerrini ha mentito al sindaco»

Finale. Il geometra alla berlina: «Dal suo pc emerge la gestione irregolare e sapeva della ’ndrangheta»

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FINALE. Una durissima requisitoria dove il pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Marco Mescolini ha sviscerato il ruolo di Giulio Gerrini, ex capo ufficio dei Lavori Pubblici del Comune, accusato di abuso d’ufficio continuato con l’aggravante di aver agevolato le infiltrazioni. Il magistrato non è arrivato a definire una pena, ma ha chiesto la condanna su tutti i fronti. Anzi, ha anche spiegato il motivo per cui non aveva provveduto all’interrogatorio nel giorno in cui l’avvocato difensore, Pier Giorgio Rossi, lo aveva “torchiato” per ore, lasciandolo poi a rispondere alle domande della parte civile (il Comune di Finale), rappresentanto dagli avvocati Valeria De Biasi e Stefania Sacchetti.

Tutte le risposte dal “geometra tuttofare” sono funzionali all’accusa, ha sostanzialmente detto Mescolini, che in tasca aveva anche un altro jolly da giocare. Perché, in ritardo rispetto all’udienza, il pm ha ricevuto una perizia sul computer del tecnico, con l’analisi di tutte le mail, le annotazioni, i contratti e le modalità operative tenute durante il sisma.

È emerso come Gerrini gestisse in modo frettoloso la ricostruzione. «Dice che doveva fare - spiega il pm - e magari ha fatto, ma senza seguire le norme». Ecco, il mancato rispetto della burocrazia è il nodo da sciogliere. Perché il tecnico, ha detto il magistrato, rinviava in continuazione gli incartamenti, ma non si riesce a spiegare come potesse gestire appalti, contratti e pagamenti senza avere annotato un quadro della situazione.

Intorno a Finale “non c’è il deserto dei tartari”, ha aggiunto Mescolini, facendo riferimento a come altrove la burocrazia sia stata rispettata. E qui c’è l’altra svolta di giornata perché per sillogismo Mescolini sostiene che se Gerrini era sempre in cantiere (come ha detto, ndr) non poteva non sapere che Bianchini lavorava con esponenti della ’ndrangheta. E se anche non lo avesse saputo, non era comunque esente da responsabilità colpose. Di contro, se non fosse stato in cantiere, non si può capire il motivo per cui non annotasse nulla dei progetti in corso. Un’arringa, quella del magistrato, che ha stupito i presenti nell’aula bunker di Bologna per la veemenza con cui è stata portata. Mescolini ha anche annotato come i fatti contestati risalgano ad oltre un anno dalle scosse del terremoto e quindi non si può più parlare di piena emergenza. Palese è il caso della Ios di Alessandro Bianchini, chiamata a lavorare senza autorizzazioni nella seconda metà del 2014. E che dire degli appalti concessi solo per l’8% ai Bianchini? Il pm contrattacca, evidenziando che sono quasi il 30% se si fa riferimento al periodo precedente all’interdittiva. «Gerrini ha anche ingannato il sindaco - ha aggiunto Mescolini - illustrandogli una situazione di appalti non veritiera». (fd)

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