Le assenze dei prof a Modena? Due settimane l’anno
Lorenzo annota i casi di mancata sostituzione con supplenti «Nella mia famiglia di agricoltori è impossibile farlo»
MODENA. Professione professore. Non facile, non si discute. Ma in tempi di riforme e di annunci di massima severità, fatemi fare una provocazione, anche per chiarire che questa pagina è la pagina dei giovani studenti.
È poi ovvio che nel mio caso, avendo un campione d’indagine così piccolo, potrebbe trattarsi di situazioni giustificatissime. Ma siccome il dato oggettivo è in linea con i dati nazionali, lo prendo per mediamente attendibile.
Al dunque: da circa un anno annoto le ore perse nella mia esperienza scolastica a causa delle assenze dei docenti che non sono stati sostituiti da insegnanti supplenti. Sono state 75. L’equivalente di due settimane di scuola.
Conoscendo i miei insegnanti, che non mi sembrano certo persone menefreghiste, sono convinto che quelle assenze fossero assolutamente giustificate. Penso però che alla radice di tutto, e vado oltre la scuola, ci sia una società sempre più concepita come una comunità di tanti diritti, più che di doveri . Sarà perché la mia famiglia viene dal modo contadino, ma sento dire che ai tempi in cui questo mondo era predominante, il lavoro era concepito in un altro modo. Due linee di febbre o un mal di testa, non potevano fermare chi doveva conseguire un risultato non dettato da orari per così dire artificiosi, ma dai bisogni quotidiani dell’accudire bestiame o dalle necessità colturali dettate dalla stagione favorevole.
In questo mondo che pur continua a esistere anche oggi, in certe realtà che io conosco, ci sono lavoratori, anche dipendenti che riescono o sono costretti a lavorare un anno intero senza un giorno di assenza. Forse, è perché la mucca va munta tutti i giorni e non esserci, sembra una cosa di una tale gravità da non lasciare alternative.
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