Servizi sociali di Modena, raid con urla di alcuni nomadi in ufficio
Una baruffa con grida, liti e minacce al quarto piano degli uffici comunali di via Galaverna ha sconvolto ieri mattina il lavoro di funzionari e impiegati dei Servizi Sociali. A innescare lo scontro...
MODENA. Una baruffa con grida, liti e minacce al quarto piano degli uffici comunali di via Galaverna ha sconvolto ieri mattina il lavoro di funzionari e impiegati dei Servizi Sociali.
A innescare lo scontro l’incursione di una parte dei membri della famiglia Ahmetovic, nomadi a cui il Comune aveva trovato una sistemazione in via Nonantolana e che da alcuni giorni vivono all’adiaccio, accampati nel parcheggio sottostante al palazzo che ospita gli uffici comunali.
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In quattro si sono infilati sulle scale e una volta arrivati a destinazione hanno cominciato a dare in escandescenze, usando insulti anche pesanti perchè a loro dire si sentono abbandonati e quindi discriminati.
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Il fatto è che lo stabile di via Nonantolana dove hanno abitato sino a poche settimane fa ha preso fuoco e non è più agibile. Di qui la richiesta immediata di un’altra sistemazione anche in presenza di bimbi piccoli. Ma qui si è innestato il braccio di ferro con i Servizi perchè degli impegni presi dalla famiglia bosniaca con l’ente pubblico pare che non ne sia stato mantenuto neanche uno.
Tra gli Ahmetovic e il Comune è partito un conflitto che al momento pare bloccato. I primi chiedono garanzie alle loro condizioni, da piazza Grande si replica che anche loro devono fare la loro parte: cosa finora non accaduta, evidentemente. Ieri mattina comunque si è toccato uno dei punti più bassi nei difficili rapporti tra i Servizi Sociali e l’umanità dolente degli assistiti che bussano alla porta del Comune.
A dispetto delle pareti verniciate di rosa, dei pupazzi e dei giocattoli raccolti in fondo al corridoio assieme agli album di figure per intrattenere i bimbi più piccoli, la sede dei Servizi Sociali continua a essere un porto di mare. Senza lavoro o senza casa, spesso senza nessuno di questi due requisiti minimi per la sopravvivenza, modenesi e immigrati si affollano davanti alle porte degli uffici, chiedendo un sussidio o un tetto. L’unica cosa di cui sono ricchi è il tempo e con l’insistenza continua sperano di impietosire, esasperare o commuovere chi deve erogare gli aiuti.
Urla e pianti non sono rari, sino alle estreme conseguenze come è accaduto ieri. Ma se il raid con urla, proteste e frasi minacciose si è concluso con un nulla di fatto, la situazione non si è risolta. (s.c.)
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