«Sono il re della truffa» Arrestato dopo 240 colpi
Deve scontare 10 anni di carcere. La Squadra Mobile lo trova dalla convivente Spolpava le aziende agroalimentari di pregio fingendosi ristoratore o negoziante
«Eccomi. Avete preso il re della truffa, complimenti». Queste sono le parole di Stefano Grassi, 46enne di origini reggiane domiciliato a Modena nella zona ovest. Proprio in quell’appartamento tra Madonnina e Bruciata hanno fatto irruzione l’altra sera gli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato dopo due giorni di stressanti appostamenti per capire se Grassi abitava lì o no. Perché negli archivi di polizia Grassi è considerato davvero il re della truffa. E per truffe varie ora ha accumulato una pena di dieci anni, un mese e 29 giorni che è arrivata l’ora di scontare.
Dopo averlo invano cercato a Reggio nella sua residenza ufficiale, la Questura reggiana ha girato il fascicolo con l’ordinanza di carcerazione del Tribunale di Reggio ai colleghi modenesi che sapevano dove bazzicava tempo prima: un alloggio dove abita la sua amica. E lì lo hanno visto alla fine salire. Grassi ha sbattuto la porta, la polizia l’ha bloccata. Chi la spingeva e chi la tirava, alla fine la porta si è scardinata e Grassi si è arreso.
In effetti il suo nome corre spessissimo nelle cronache locali degli ultimi vent’anni tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna. In questo caso il fascicolo che lo interessava contava ben 240 denunce fatte da produttori del settore agroalimentare, quasi tutti di prodotti dop pregiati: prosciutti, parmigiano reggiano, salumi, aceto balsamico tradizionale, vini pregiati (amarone) e altro. Tutte truffe compiute a Parma, Reggio, Modena, Bologna, Ravenna e Forlì. Ma secondo la polizia sono solo una piccola parte di quelle compiute: le vittime non lo hanno sempre denunciato.
Lo schema era sempre lo stesso: chiamava al telefono le aziende dando false credenziali e ordinava prodotti per ignari ristoranti, negozi alimentari e polisportive che trovava su internet. Il fornitore trovava traccia e preparava la consegna. Ma al giorno stabilito si presentavano un 82enne e un 73enne, due modenesi suoi complici, che si spacciavano per padre e zio mandati a ritirare le merci. Pagavano con assegni che risultavano falsi o rubati. Alle chiamate delle vittime rispondeva blandendoli con promesse dilatorie e poi cambiava la sim card. È andato avanti così per almeno un decennio solo in questo settore, arricchendo più i ricettatori (tutti emiliani) che se stesso.
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