Gazzetta di Modena

Modena

«Sono il re della truffa» Arrestato dopo 240 colpi

di Carlo Gregori
«Sono il re della truffa» Arrestato dopo 240 colpi

Deve scontare 10 anni di carcere. La Squadra Mobile lo trova dalla convivente Spolpava le aziende agroalimentari di pregio fingendosi ristoratore o negoziante

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«Eccomi. Avete preso il re della truffa, complimenti». Queste sono le parole di Stefano Grassi, 46enne di origini reggiane domiciliato a Modena nella zona ovest. Proprio in quell’appartamento tra Madonnina e Bruciata hanno fatto irruzione l’altra sera gli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato dopo due giorni di stressanti appostamenti per capire se Grassi abitava lì o no. Perché negli archivi di polizia Grassi è considerato davvero il re della truffa. E per truffe varie ora ha accumulato una pena di dieci anni, un mese e 29 giorni che è arrivata l’ora di scontare.

Dopo averlo invano cercato a Reggio nella sua residenza ufficiale, la Questura reggiana ha girato il fascicolo con l’ordinanza di carcerazione del Tribunale di Reggio ai colleghi modenesi che sapevano dove bazzicava tempo prima: un alloggio dove abita la sua amica. E lì lo hanno visto alla fine salire. Grassi ha sbattuto la porta, la polizia l’ha bloccata. Chi la spingeva e chi la tirava, alla fine la porta si è scardinata e Grassi si è arreso.

In effetti il suo nome corre spessissimo nelle cronache locali degli ultimi vent’anni tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna. In questo caso il fascicolo che lo interessava contava ben 240 denunce fatte da produttori del settore agroalimentare, quasi tutti di prodotti dop pregiati: prosciutti, parmigiano reggiano, salumi, aceto balsamico tradizionale, vini pregiati (amarone) e altro. Tutte truffe compiute a Parma, Reggio, Modena, Bologna, Ravenna e Forlì. Ma secondo la polizia sono solo una piccola parte di quelle compiute: le vittime non lo hanno sempre denunciato.

Lo schema era sempre lo stesso: chiamava al telefono le aziende dando false credenziali e ordinava prodotti per ignari ristoranti, negozi alimentari e polisportive che trovava su internet. Il fornitore trovava traccia e preparava la consegna. Ma al giorno stabilito si presentavano un 82enne e un 73enne, due modenesi suoi complici, che si spacciavano per padre e zio mandati a ritirare le merci. Pagavano con assegni che risultavano falsi o rubati. Alle chiamate delle vittime rispondeva blandendoli con promesse dilatorie e poi cambiava la sim card. È andato avanti così per almeno un decennio solo in questo settore, arricchendo più i ricettatori (tutti emiliani) che se stesso.

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