Che fare dopo il diploma? «Giovani, credete in voi»
Un centinaio al S. Carlo agli incontri di orientamento con gli ordini professionali Tanti consigli agli studenti che non nascondono la preoccupazione per il futuro
«Le aziende cercano motivazione: la differenza la fate voi». È la sintesi dei consigli ricevuti ieri da un centinaio di studenti del San Carlo. I giovani frequentano gli ultimi due anni del triennio del liceo classico. Per loro è stata organizzata una giornata di orientamento al lavoro e all’attività professionale. Una realtà che, a primo impatto, ancora vedono lontana.
«Chi sceglie il liceo classico - ha ricordato Beatrice Borellini, aspirante medico - sa che andrà a fare l’università. Per il lavoro preferisco la passione rispetto al guadagno». Un valore confermato in altri studenti. «Se scegli un’università che ti piace - ha ripreso Maria Pia Bortoluzzi, desiderosa di divenire veterinaria - allora studi le materie con più passione». Andrea Bragli è diviso tra due strade: proseguire gli studi classici o diventare fedele al giuramento d’Ippocrate. «Non vedo troppe possibilità nel mondo del lavoro», ha spiegato con amarezza.
La risposta è arrivata meno di due ore dopo. «Il 92% delle imprese a Modena ha meno di nove addetti - ha ricordato Franco Rubbiani, responsabile dell’ufficio studi di Lapam Confartigianato Modena e Reggio - e nei colloqui si chiede innanzitutto chi siete come persone. Vogliono sapere se siete affidabili, qual è il vostro percorso, quali sono le vostre competenze. Se puntano su di voi è perché credono in voi». Il momento è indubbiamente difficile. Rubbiani ha aggiunto che circa undici giovani su cento sono attivi nel mercato del lavoro, secondo dati di giugno 2015. Percentuale simile per gli anziani, staccati nel 2006 di circa 15% (20% dei primi contro il 5% dei secondi). «Il 15% dei diplomati al San Carlo - ha ripreso il responsabile - non frequenta università dell’Emilia Romagna».
I selezionatori studiano anche i profili sui social network dei candidati. Qual è il primo aspetto su cui puntare? «Scrivere un curriculum - ha garantito l’ospite - e metterlo a confronto con un amico». Come il professor Keating ne “L’attimo fuggente”, Rubbiani ha esortato le ragazze e i ragazzi ad avere uno spirito critico e puntare sulle proprie qualità. «Il volontariato in nove casi su dieci fa la differenza - ha assicurato il responsabile - perché chi seleziona guarda alla motivazione. Chi ha fatto tale esperienza ha potenzialità di sviluppo che altri non dimostrano». Rubbiani ha citato alcune “classifiche” dei lavori, guardando a cifre del Centro per l’impiego. Alcune delle categorie più inflazionate? Commessi, addetti alle vendite, camerieri, magazzinieri, segretari, cuochi, addetti alla selezione del personale. Dall’altra parte, ci sono profili che le aziende «cercano e non trovano». Qualche esempio? Ingegneri meccanici, specialisti in scienze economiche, analisti e professionisti di software, acconciatori, tecnici sanitari, disegnatori industriali, esperti di hardware, laureati in professioni infermieristiche.
«L’istruzione classica non ha come sbocchi esclusivi l’insegnamento o la carriera universitaria», ha concluso Angela Panigadi, corresponsabile del servizio orientamento.
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