Gazzetta di Modena

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Finale. Ferioli: «Sono felice Non siamo mafiosi»

di Francesco Dondi
Finale. Ferioli: «Sono felice Non siamo mafiosi»

Il sindaco finalese dopo l’assoluzione del ministero di Alfano: «Mi sento uomo dello Stato, ho passato 12 mesi durissimi»

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FINALE. Di prima mattina i primi sorrisi, alla lettura dei quotidiani, fanno capolino in municipio. La decisione del ministero dell’Interno di non sciogliere il Comune per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi non può che far piacere a chi ha vissuto 12 mesi di pressioni, partite con l’inchiesta Aemilia e culminate con una commissione di esperti, inviati dal prefetto per valutare la situazione della macchina amministrativa. Il sindaco Fernando Ferioli è già a Bologna, in Regione, per parlare di alcune vicende legate al terremoto. Ma a metà pomeriggio arriva a Modena dove il prefetto Michele Di Bari lo aspetta per comunicargli l’ufficialità tanto attesa.

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«Il Comune non sarà sciolto, il provvedimento è stato archiviato senza neppure passare dal Consiglio dei ministri e tu sarai il garante della vigilanza sugli atti municipali», gli dice sostanzialmente Di Bari in mezzora di colloquio. Poi Ferioli, ormai afono, può analizzare la situazione e mostrare la propria soddisfazione.

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«Partiamo da un dato importante: l’archiviazione non è stata una scelta politica, ma una decisione presa da tecnici del ministero dell’Interno. È stato dimostrato che a Finale nessuno dell’amministrazione o degli uffici comunali ha cercato di fare affari con la malavita organizzata, spalancandole le porte. Ci sono responsabilità personali - dice facendo riferimento alla vicenda giudiziaria dell’ex capo ufficio Lavori Pubblici, Giulio Gerrini - che spetterà ad un tribunale giudicare, non certo al sottoscritto».

Dodici mesi passati sulla graticola, stritolato tra la consapevolezza di aver fatto sì qualche errore amministrativo, ma mai per favorire la ’ndrangheta, e la pressione mediatica e politica che ha sopportato. «Sono felice - continua Ferioli - ma più che altro sono orgoglioso di vedere confermato quello che da tempo sostenevo. Finale è un paese dove vige la legalità, io mi sento un uomo dello Stato e vedermi descritto come un uomo dell’anti-Stato mi ha fatto stare molto male. Ed è un discorso che vale per me, ma anche per tutti coloro che quotidianamente lavorano al mio fianco. Abbiamo fatto errori, lo abbiamo ammesso, ma mai per favorire qualcuno e il provvedimento ministeriale, che devo ancora leggere, lo sta a certificare. Ci è stato detto che abbiamo portato la mafia a Finale, che siamo vicini ai malavitosi e che sostenevamo l’illegalità: tutto falso, l’abbiamo sempre detto e adesso possiamo ribadirlo con un “certificato antimafia” emesso dallo Stato».

Ma uscire a testa alta da una vicenda devastante significa anche poter misurare le amicizie e le persone di cui fidarsi. «Partiamo dal presupposto che il terremoto ha scombussolato tutto - continua Ferioli - nei mesi precedenti di amministrazione nessuno aveva sollevato problemi sulla macchina amministrativa. Ma è acqua passata. Mi piace invece ricordare tutti quelli che ci sono stati vicino e che fin dalla mattina si sono ricordati di noi. Ho ricevuto messaggi di vicinanza da tanta gente, dai sindaci che vedo magari una sola volta all’anno, da dirigenti di società e aziende, dal presidente della Regione Bonaccini... Altri invece non si sono fatti sentire, ma non è un problema».

E ora il futuro è scritto: tra pochi mesi si vota e Ferioli ci sarà, forte di un sondaggio Pd che lo lancia in alto nel gradimento civico. «Ma chi ha detto che mi ricandido?», dice sorridendo.

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