Società partecipate, è l’ora degli addii
Il Comune chiamato ad abbandonare il suo ruolo in enti storici: ecco quelli a rischio di cancellazione o ridimensionamento
Società partecipate dal Comune di Modena: è l’ora degli addii... La scure si dovrà abbattere inesorabilmente sul legame tra alcune società ed enti partecipati e l’amministrazione comunale.
Inizia la seconda fase di un percorso avviato l’anno scorso. E a questo proposito la giunta Muzzarelli qualcosa ha già fatto, ma ora si fa sul serio. A stabilirlo è la recentissima riforma Madia della pubblica amministrazione, approvata pochi giorni fa dal governo.
A riprova che è un argomento importante c'è un particolare: sindaco e assessori sono già al lavoro per comprendere se e come tagliare, dopo che già da mesi il Comune ha abbandonato Modenamore mio, l'associazione di valorizzazione del centro storico.
L'argomento è delicato, ma ci sono regole ferree nel decreto Madia: se le amministrazioni locali non intervengono lo farà l'anno prossimo direttamente il Ministero.
«Non potranno sopravvivere - ha spiegato la stessa Marianna Madia - le scatole vuote, le società doppione, inattive, quelle sotto il milione di euro fatturato, quelle in perdita per quattro esercizi negli ultimi 5 anni e quelle che non sono riconducibili a un interesse generale».
Insomma si rischia, in qualche caso, tagli clamorosi per la nostra città.
Gli organismi partecipati del Comune si dividono in enti pubblici “vigilati”, società vere e proprie partecipate, enti di diritto privato controllati e altri organismi partecipati in partnership con privati e altri enti. In tutto sono 32 società e alcune sono in netta perdita: il "Patronato pei figli del Popolo" è partecipato all'85% dal Comune e perde nel 2014 ben 242mila euro (l'ente ha 17 dipendenti).
In perdita, di appena 5mila euro però, è anche "Charitas Asp" in cui i soci sono Comune, Arcidiocesi e Provincia. Poi ci sono le società partecipate dal Comune e qui ce ne sono alcune che a forte rischio visto che hanno più amministratori (spesso non pagati, ma allora che senso ha?) che dipendenti. "CambiaMo", di Municipio e Azienda Casa, non ha alcun dipendente, tre consiglieri di amministrazione e 3 "sindaci" nel collegio sindacale. Si occupa di "trasformazione urbana" e pare molto a rischio secondo le nuove regole.
Altro caso è rappresentato da "Promo srl" partecipata al 9,5% dal Comune: con 2 dipendenti è un ente a grosso rischio perché ha un amministratore unico e 3 membri del collegio sindacale. Il risultato operativo del 2014 è negativo per 75mila euro nel 2014.
E poi c'è un caso diverso. Amo, 14 dipendenti, un amministratore unico e 3 sindaci, che si occupa delle "strategie di Modena relative al trasporto pubblico locale".
C'è il Comune e c'è Seta e si fatica a comprendere come e cosa faccia questa struttura ogni giorno, presieduta da un ex politico.
Ci sono poi enti partecipati di cui, spesso anche se non sempre, si comprende la finalità anche se i dipendenti sono normalmente in numero inferiore agli amministratori.Come ad esempio il Consorzio Festival filosofia (4 dipendenti e 7 amministratori), la fondazione Mario del Monte (zero dipendenti e 7 amministratori), la fondazione Vittime di reati (un dipendente e 3 amministratori), la fondazione "Itis Maker" (zero dipendenti e 6 persone in giunta esecutiva), fondazione Villa Emma (zero dipendenti e 8 consiglieri d'amministrazione), fondazione Gorrieri (un dipendente e 9 amministratori).
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