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Don Gilli: «Il Papa? Che forza»

di Gabriele Farina
Don Gilli: «Il Papa? Che forza»

Francesco telefona al parroco di Baggiovara: «Grazie per la sua scultura e per la sua testimonianza»

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MODENA. «Grazie per la sua testimonianza». È il messaggio rivolto da papa Francesco a don Gianni Gilli. Il pontefice ha telefonato al parroco di Baggiovara per ringraziarlo del dono ricevuto: una formella sulla Trinità. «Sono dispiaciuto di non aver registrato la telefonata - ha assicurato il sacerdote-artista - ha iniziato dicendo “Sono papa Francesco”. Mi sono un po’ emozionato. È stato come un padre che chiama un figlio: un gesto molto bello. Ha detto: “La ringrazio per la scultura e ancora di più per la sua testimonianza”. Non so se l’ha letta dal libro “Cercando la luce” o se aveva parlato con don Giacomo Morandi». L’ex vicario generale di Modena è stato l’ambasciatore di un dono che il parroco voleva consegnare di persona a settembre. «Ho fatto duemila formelle - ha ripreso il parroco - in chiesa ne ho già date 300. Altre le ho date al vescovo».

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Cosa pensa don Erio, l'arcivescovo di Modena, dell’opera?

«Ha deciso di portarla ai carcerati - ha aggiunto l’autore - cercheranno l’occasione giusta. “Sono più felice che l’abbia ricevuta don Giovanni (la telefonata) che se l’avessi ricevuta io”, mi hanno riferito che abbia detto in un incontro».

Don Gianni ha anni di esperienza. «Non mi era mai capitato un ringraziamento così - ha garantito l’artista - mi aspettavo un biglietto del segretario».

Qualche richiesta?

«M’interessava avere la benedizione da poter mettere sulla formella - ha risposto il parroco - e darla a chi la riceverà. Sarà data in tutte le benedizioni pasquali. Dietro ci sarà scritto “Se ti metti in cammino verso la misericordia di Dio”. Le mie sculture le faccio sempre a scopo di predicazione».

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Il modello da cui è partito è un affresco di Masaccio, dalla chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, a Firenze. Il creatore delle 50 statue del Percorso della Salvezza ha aggiunto elementi nuovi. Come la raffigurazione di don Galasso Andreoli, sacerdote carpigiano scomparso nel 2004. «Don Galasso abbraccia la croce - ha spiegato l’artista - e appoggia il capo sul petto di Gesù. Ho fatto un uomo normale perché la risposta all’Amore di Dio che ci sostiene è abbracciare Cristo». Diverso lo sguardo di Dio: non guarda avanti, ma al Figlio. «Il vero Padre che offre il Figlio è Dio - ha ripreso don Giacomo, ricordando il (mancato) sacrificio d’Isacco da parte di Abramo - nella formella ho messo la passione del Padre. È la passione di tutta la Trinità».

Don Galasso aggiunge umanità.

«Quando Gesù dice in croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” - ha sottolineato il sacerdote - viene un brivido. Anche noi possiamo essere contenti se ci ricordiamo che anche Gesù s’è lamentato della croce. Lui però conclude “Nelle Tue mani affido il Mio spirito”. Ecco perché ho messo le Sue mani nelle mani del Padre. Non lo ha abbandonato: soffre con Lui».

Domani s’attende una festa per don Gianni.

«A messa dirò ai fedeli - ha concluso il sacerdote - che mi sono sentito partecipe della paternità del Papa, come un figlio che viene incoraggiato».

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