Incendio doloso distrugge fienile nella notte
Polinago. C’è la mano dell’uomo dietro al rogo all’ex azienda La Valle che stava per essere ceduta
POLINAGO. Le fiamme sono divampate nel cuore della notte, poco prima delle 4, e sono state inarrestabili: è andato semidistrutto il fienile di una stalla nella campagna di Brandola di Polinago, all’altezza del civico 8 di via Fondovalle. Sul posto sono giunti in pochi istanti i vigili del fuoco di Pavullo, ma si sa che il fieno è come la benzina, una volta che s’incendia va solo contenuto finché non si esaurisce, cosa avvenuta alle 6.30. Ha consumato 6-7 rotoballe, ma il danno non è questo: il problema è che è andato completamente bruciato il tetto e si sono creati danni strutturali nei muri che ora richiederanno verifiche tecniche di stabilità, più il costo di una nuova copertura. Alla fine per rimettere a posto tutto serviranno dai 30 ai 40mila euro. Tegola pesante in quella che fino a poco tempo fa era l’azienda agricola La Valle, dove si producevano formaggi di pecora. Questo finché il titolare Davide Ghirardi non ha deciso qualche mese fa di fermare l’attività e riconsegnare, venerdì, anche l’abitazione di fronte alla proprietà storica della famiglia Beneventi. C’erano già però nuovi interessati alla gestione dell’azienda e dei suoi otto ettari di terreno, nella persona del commerciante Cristian Fratti e dell’imprenditore ceramico Piero Rebuttini (noto per la sua attività a Sassuolo), entrambi di Lama. Ieri sono venuti subito a vedere l’accaduto, con grande amarezza, perché da un primo esame della scena non si può escludere il dolo. Impossibile infatti l’autocombustione in un fienile aperto e con le finestre dietro. Altrettanto un cortocircuito, perché non c’era l’impianto. Si potrebbe pensare solo a un mozzicone gettato da qualcuno, ma appare molto più probabile il gesto volontario di qualcuno, o fatto per dissidi col vecchio gestore o per scoraggiare l’arrivo dei nuovi: «Dobbiamo riflettere se andare avanti – commentano i due – perché non si sa mai che domani bruci qualcos’altro». (d.m.)
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