Soliera, Maria e il pane della solidarietà «Non faccio niente di incredibile»
La fornaia di Limidi di Soliera ha fatto il giro del web: «Vendo il cibo che non dovrebbe mancare mai sulla tavola di nessuno. C’è chi si vergogna a chiedere: non preoccupatevi, esco io a consegnarvelo»
SOLIERA. “Buono come il pane”. Ci sono detti popolari, che esprimono nella semplicità di poche parole, sentimenti e stati d’animo frutto di una genuinità “da piccolo mondo antico” ormai andata perduta. Una genuinità tipica delle persone umili, di buon cuore, di quella gente semplice che ancora crede nei valori della solidarietà, e cerca di aiutare gli altri con gesti che da piccoli, diventano grandi per la bontà che racchiudono in sé.
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C’è un piccolo forno a Limidi di Soliera, di quelli in cui ancora si respirano i profumi e i sapori dei prodotti artigianali, che dell’essere “buoni come il pane” ne ha fatto molto di più di un semplice detto, mettendolo in pratica grazie ad un’iniziativa che ha rapidamente fatto il giro del web.
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La piccola bottega artigianale è il Forno Max, in cui i padroni di casa da ben 22 anni sono Francesco Dattolo e la moglie Maria Carvelli. L’idea è molto semplice, e come sempre le cose più semplici sono anche le migliori. In tempi in cui si fa un gran parlare di mettere al bando lo spreco in favore di una più opportuna oculatezza, i coniugi Dattolo hanno lasciato che alle parole rispondessero i fatti. E i “fatti” non sono altro che un annuncio – postato alcuni giorni fa sulla pagina Facebook “Sei di Carpi se” - in cui Francesco e Maria si sono proposti di offrire a tutti coloro che ne necessitano, pane, pizza e gnocco freschi rimasti però invenduti. Questa la filosofia anti spreco dei due titolari del Forno Max.
«Ci sono giornate in cui rimane così tanto pane invenduto che andrebbe buttato – racconta Maria- allora ho pensato di utilizzare la tecnologia, per far sapere a più persone possibili che qualora ne avessero bisogno, qui da noi si può venire a ritirarlo ad orario di chiusura, tutte le sere alle 19,30. Basta che prima mi contattino sul mio numero di cellulare, che è 333-6601243, e io aspetto per consegnarlo loro gratuitamente. È un’iniziativa che io e mio marito abbiamo sempre fatto in verità, grazie al passaparola, ma ora con i nuovi mezzi di comunicazione è tutto molto più rapido. Infatti dopo l’annuncio postato su Facebook – continua la Carvelli - si sono fatte vive tantissime persone, sia da paesi vicino Limidi, che da paesi della Bassa come Mirandola e Cavezzo. C’è chi mi telefona direttamente, oppure chi mi manda un messaggio su WhatsApp o su Messenger. Molta gente che è in difficoltà economica, infatti, si vergogna a chiedere a voce il pane, o magari anche solo un pezzo di pizza o del gnocco, allora preferisce scrivermi un sms. Ma non c’è problema, perché io preparo tutto, lo metto dentro un sacchettino, e quando arrivano qui esco io a darglielo». Il successo di un’iniziativa come questa, che mette alla berlina lo spreco di un bene di prima necessità come il pane, ha travalicato però i confini della provincia modenese, arrivando molto più lontano.
“Il cuore d’oro” del Forno Max, è diventato di fatto motivo di orgoglio anche nella terra natia dei due coniugi Dattolo, la Calabria, come puntualizza emozionata la Carvelli: «Il sindaco del mio paese natio, Rocca di Neto, un piccolo borgo in provincia di Crotone, mi ha mandato un messaggio di complimenti bellissimo. Sono fiera di averlo ricevuto, anche se in realtà non mi sento di aver fatto granchè, perché penso che il pane non dovrebbe mai mancare sulla tavola di nessuno, e poterlo donare a chi ha bisogno, è un gesto spontaneo per me».
Ed è proprio in quell’Italia del Sud, ancora così legata ai valori più tradizionali della solidarietà e ad un senso del calore umano non comune, che affonda le radici anche l’educazione al risparmio dei coniugi Dattolo. «Sia io che mio marito proveniamo da famiglie molto numerose – puntualizza Maria Carvelli - dove buttare il pane è considerato un peccato. Abbiamo lasciato la Calabria ormai 29 anni fa, per venire a vivere qui a Limidi e infine aprire la nostra attività nel ’94, ma non ci siamo mai dimenticati delle nostre origini, né dell’educazione che ci è stata impartita. La stessa con cui cerchiamo di crescere i nostri quattro figli: Rosanna, Luigi, Simone ed Asia. Perché aiutare gli altri, donare a chi è in difficoltà, è un gesto che non costa nulla, ma può regalare tantissimo».
Il Forno Max però, oltre a mettere a disposizione i prodotti rimasti invenduti a chi più ne ha bisogno, ha sempre cercato di mantenere nel tempo dei prezzi di vendita più che“onesti”. «In 22 anni di attività, abbiamo sempre cercato di conservare un buon rapporto qualità - prezzo sul pane. Soprattutto in tempi di crisi come oggi, dove il cliente guarda anche al centesimo speso, non abbiamo mai aumentato il costo del pane al chilo. In questo forno, lavoriamo solo io e mio marito, e sappiamo cosa vuol dire far i conti a fine mese», conclude Maria.
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