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«Museo della figurina e Galleria Civica: Siamo all’esproprio»

«Museo della figurina e Galleria Civica: Siamo all’esproprio»

Gli Amici del S. Agostino e Italia nostra contro Muzzarelli «Privatizza i due enti culturali cedendoli alla Fondazione»

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«La cultura a Modena invece di diventare elemento decisivo per il rilancio della città, della sua immagine e stimolo per l’innovazione e lo sviluppo rischia di trasformarsi in mero campo per l’ostentazione del potere». È lo scenario cupo che viene descritto dall’associazione Amici del S. Agostino nel giudicare quella che viene descritta come una lacunosa politica culturale attuata dalla Giunta Muzzarelli, in questo primo anno e mezzo di governo della città.

Ad accentuare le preoccupazioni già ampiamente espresse nei mesi scorsi in occasione della vicenda Palazzina Vigarani e del S. Agostino la novità in arrivo circa il futuro del Museo della Figurina e della Galleria Civica che secondo l’associazione nei piani del sindaco e del suo delegato alla Cultura Cavazza verrebbero di fatto “privatizzate” con la cessione gestionale alla neonata Fondazione Fotografia della Fondazione Cassa di Risparmio. Un quadro estrapolato dalle dichiarazioni fatte in consiglio dallo stesso Muzzarelli.

«La Fondazione Cassa di Risparmio nominerà il direttore di questo “polo”, lo finanzierà e di fatto lo gestirà. - spiegano gli Amici del S. Agostino - Si tratta di un atto sciagurato che porterà alla cancellazione della storia prestigiosa della Civica e all’asservimento della cultura alla politica e agli interessi dei potentati economici».

E qui si inseriscono le voci relative alla nomina dell’ex-senatore-sindaco-presidentedellaprovincia-assessore regionale Giuliano Barbolini a presidente della Fondazione. «La possibile nomina di un politico a direttore del nuovo grande polo del visuale è un altro atto che suscita perplessità. - proseguono gli amici - Al di là delle indiscusse qualità etiche, competenze e capacità della persona, si resta interdetti per il metodo utilizzato. Solo l’affidamento degli incarichi dirigenziali a personale di provata esperienza, competenza scientifica e capacità gestionale, selezionato con concorso pubblico, dà garanzie di autonomia e libertà della cultura». La logica conseguenza è alquanto amara per la Cultura modenese «Difficilmente con questi presupposti la Galleria civica e il Museo della Figurina potranno essere messi nelle condizioni di innovare, sviluppando potenzialità che rendano questi Istituti importanti per i cittadini modenesi e attrattivi per i visitatori». E l’associazione rincara: «Rileviamo con stupore e disappunto che decisioni di grande portata vengono calate dall’alto, senza che si apra un neppur minimo confronto con la città e con il mondo della cultura». E tutto ciò si inserisce in un quadro di totale assenza di una vera politica culturale dell’amministrazione. «Non vengono mai dichiarati gli obiettivi strategici della politica culturale della città - conclude l’associazione., mentre appaiono contraddizioni, come nel caso del Mata, il cui destino e i cui programmi sono ancora indeterminati». Considerazioni che sono in linea con l’uguale preoccupazione dell’associazione Italia Nostra che evidenzia la totale assenza di confronto con la città e il consiglio comunale su quelle che viene considerata come un’operazione a metà tra “privatizzazione” e “esproprio” ai cittadini della loro Galleria Civica e del Museo della Figurina.

« Le ragioni della ferma opposizione di Italia Nostra - viene spiegato in una nota - al conferimento nella privata Fondazione Fotografia del pubblico Fotomuseo (oscurato da quel momento) assumono maggiore forza per la Galleria civica che subirebbe una radicale alterazione di identità: “confluita” con la preziosa raccolta di disegni in un ente privato, non più in sostanza civica, non più di tutti i cittadini modenesi».

Allo stesso modo per l’altro ente. «La stessa sorte per il Museo della figurina, un unicum nel panorama nazionale. L'abbandono del Fotomuseo non è stato dunque l'eccezionale misura per un istituto ritenuto (ma ingiustamente) minore. Si tratta invece dell'indirizzo generale segnato per gli istituti culturali civici, scorporati dalla organica struttura della pubblica amministrazione per essere cogestiti con la fondazione bancaria. Un'inammissibile rinuncia alla responsabilità di diretto autonomo governo, in una deriva di privatizzazione che finirà per travolgere gli stessi musei civici, sul modello contestabile ma contagioso di quelli bolognesi».

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