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In sei mesi celebrata una sola unione civile

In sei mesi celebrata una sola unione civile

Il registro fino ad oggi è stato praticamente inutilizzato. Del Neso: «Ma abbiamo precorso i tempi»

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Una coppia iscritta. E basta. Da settembre scorso, quando venne celebrata, anche in forma pubblica con una mini-cerimonia in sala giunta, foto di rito, pergamena e formula letta dal sindaco, la prima unione civile iscritta nell'apposito registro (per la cronaca unione fra due persone dichiaratamente omosessuali) nessun altro ha approfittato dell'esistenza del registro e nessuno si è iscritto. Le premesse lasciavano pensare a un maggiore utilizzo: c'erano una cinquantina di persone invitate per quella prima volta, ma anche il sindaco, la presidente del consiglio comunale e diversi consiglieri che avevano contribuito ad approvare e far istituire il registro. Invece, proprio nei giorni in cui Milano celebra la millesima iscrizione e nei quali si discute in parlamento la nuova legge sulle unioni civili, Sassuolo scopre che a sei mesi da quella prima volta il registro è inutilizzato. La lista civica Pistoni si battè a fondo perchè il registro venisse istituito e tenuto presso la segreteria del sindaco. Adesso Pasquale Del Neso, consigliere della civica, prova a spiegarsi e a spiegare le ragioni di quell'uno in casella: «Noi fin dall'inizio abbiamo dato a questa iniziativa un valore simbolico, che non viene meno. Ha avuto importanza perchè Sassuolo per una volta ha precorso i tempi, ha fatto questa scelta in anticipo su tutta la grande discussione di questi giorni, con la legge in votazione in parlamento. La gente lo sa che il valore è solo simbolico e che non c'è nessun riconoscimento legale. Capisco che per una coppia omosessuale dichiararsi in modo così ufficiale senza che ci sia nemmeno un obiettivo di ottenimento di qualche diritto, diventa difficile, perchè l'elemento discriminatorio è ancora molto presente, specialmente a Sassuolo». «Lo avevamo detto che non serviva a nulla – commenta invece Claudia Severi di Forza Italia – e questo ce ne dà la conferma. Nessuno lo usa, nessuno ne sentiva la necessità, o meglio chi si è battuto per averlo non se ne cura perchè la battaglia era puramente propagandistica. È un documento non ufficiale, che per legge non può stare all'anagrafe e non potrebbe neanche risultare fra le spese dell'amministrazione. La legge in discussione attualmente ha un altro valore, perchè darà eventuali diritti e regolerà certe situazioni, ma comunque non mi si venga a dire che la legge nasce anche da questi registri simbolici: è una discussione antica, che parte con i Dico ai tempi del governo di Romano Prodi. Dovessimo davvero basarci su questi registri, si dovrebbe concludere che tutto questo bisogno di una legge sulle unioni civili non c'è. Ma più semplicemente, il loro mancato utilizzo spiega e motiva il nostro no di allora, che ribadisco anche adesso».

Gabriele Bassanetti

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