Lacrime e chiesa piena per l’addio ad Alberto
Maranello. Il sacerdote: «È un momento di dolore ma pur sempre di amore» La commozione del sindaco Morini che ha portato le condoglianze del paese
MARANELLO. «Un momento di dolore ma pur sempre di amore». Così don Lorenzo Giusti ha voluto rendere omaggio ad Alberto Verucchi. Il ricordo del ventunenne nella chiesa di Pozza ha avuto tre caratteristiche: silenzio, riservatezza, compostezza. Non ci sono stati né palloncini né musiche particolari per “abbracciare” il ragazzo scomparso giovedì. L’incidente frontale di mercoledì sera sulla via Giardini è stato un colpo su tutta la comunità di Pozza, la frazione in cui viveva. «È un momento di lutto, dolore e distacco - ha esordito il sacerdote di Pozza e San Venanzio durante l'omelia - ma pur sempre di amore. Ed è per questo che si soffre tanto: perché tanto si è amato». Inevitabile pensare a Sabina e Fabrizio, i genitori del giovane, alla sorella Alessia, ai nonni. Le centinaia di presenti all’ultimo saluto, accanto a loro, sono un segno. Una testimonianza dell’affetto che Alberto è riuscito a donare (e ricevere) nel corso della sua esistenza. «La sua scomparsa mi ha toccato profondamente», aveva detto il giorno prima il sindaco. Massimiliano Morini, ieri presenza silenziosa, ha voluto rivolgere le condoglianze alla famiglia. Ricordato che non va lasciata sola, don Lorenzo ha invitato a contrastare il dolore, guardando oltre. «Questo momento non è la fine della vita - ha assicurato il sacerdote - ma il proseguimento di un’esistenza diversa». Il volto sorridente di Alberto in una foto invitava a credere che sia davvero così. I fiori bianchi erano un segno di purezza e anche di speranza per chi resta. «Le conquiste della nostra vita, per cui tanto ci battiamo - ha ripreso don Lorenzo - confrontate a questi tragici momenti perdono valore. Ciò che rimane sono i piccoli gesti quotidiani, che non vengono riportati sui giornali, il calore e l’amore della famiglia». Una famiglia con cui ancora viveva il giovane, che aveva frequentato la Città dei Ragazzi. Era alla ricerca di un’occupazione, come tanti ragazzi della sua età. Un lavoro che, tuttavia, non avrebbe mai trovato. Il suo percorso s’è interrotto all’altezza di San Venanzio. Due auto che si scontrano, un trentenne coinvolto (e poi dimesso), il viaggio in ospedale in condizioni da subito indicate come “critiche”. Giovedì mattina il referto medico dall’ospedale di Baggiovara non dava spazio a molte indicazioni: “prognosi riservata”. Poi s’è diffusa la notizia della sua morte. Le esequie sono partite proprio dal nuovo ospedale Estense. Dopo il funerale, il corteo lo ha accompagnato ancora. L’ultimo saluto gli è stato tributato al cimitero di Torre Maina. In attesa che si faccia piena chiarezza sull’incidente, lo sguardo è già rivolto al cielo.
Martina Stocco
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
